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24 Settembre 2020

Il Villaggio della Carità prosegue il cammino d’accoglienza della Chiesa livornese


Livorno, 20 dicembre. Il Villaggio scolastico di Corea, il quartiere scelto e creato da don Alfredo Nesi con i lavoratori dell’ Officina F.S. (Ferrovie dello Stato), negli anni sessanta, per un costante impegno sociale, culturale e ricreativo in una zona difficile, situata all’estrema periferia nord della città, è diventato Villaggio della Carità, in via Giorgio La Pira, scelto e voluto dal vescovo di Livorno monsignor Simone Giusti, con la Caritas, per aprire nuove porte all’accoglienza e alla povertà sempre più insistente nella città. Un impegno mantenuto, che ha visto questa mattina nel salone delle conferenze, una presenza folta, che potrà essere la valida espressione di tutti coloro, autorità civili e militari, associazioni e cittadini, che vorranno proporsi e offrire la loro collaborazione alla sofferenza e alle difficoltà, degli emarginati e dei senza pranzo e cena. Un modo bello e appropriato per fare gli auguri di Natale con esposta anche la fotocronaca del percorso dei lavori effettuati del Villaggio. Lì troveranno trecento posti nella mensa per altrettanti pasti caldi distribuiti dalla Caritas, che trasferirà nella nuova struttura (l’edificio accanto in fase di costruzione sarà pronto il prossimo anno) gli uffici, le attività, i servizi (docce, bagni e sanità). Nuovi locali funzionali, confortevoli e luminosi, con la cappella al primo piano, che saranno il cuore pulsante per i poveri, ha sottolineato Simone Giusti (nella foto tra prefetto e dottor Vitti Fondazione Livorno) che ha ringraziato le donazioni, la Fondazione Livorno e la società Fratelli Neri. Una porta aperta in un periodo difficile per la città, ha aggiunto suor Raffaella Spiezio ((nella foto) presidente della Fondazione Caritas. Si materializza un nuovo centro d’accoglienza e di sicurezza per i poveri, che ripropone oggi, di fronte alle necessità che aumentano, il filo mai interrotto, della speranza, della solidarietà, d’umana comprensione e di vicinanza della Chiesa livornese verso gli ultimi, come piaceva chiamarli un altro vescovo di spessore, che aveva eletto Livorno a sua amata città, Alberto Ablondi.