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30 Settembre 2020

Ilio Barontini e Manuele Custer al Livorno Music Festival


(Angela Simini) Livorno, 28 agosto – Ce lo chiediamo come nascono le canzoni che scandiscono i tanti momenti importanti, gioiosi o tristi, della nostra vita, dai tormentoni estivi ai motivetti che si fischiettano quando si va al lavoro fino alle arie più sentite e appassionate che accompagnano i primi balli e i primi amori e che comunque sono l’espressione più diretta di un popolo? Lo scopriremo nel concerto “Let’s go pop” in cartellone per domani, 29 agosto, ore 21.00 in Fortezza Vecchia, che nasce da un’intenzione di ricerca nel passato e nel presente, nel variegato mondo della “canzone”, dal madrigale di Monteverdi (1567 – 1643 ) a Luigi Tenco, ai Beatles e a Mina. E dunque un concerto originalissimo e imperdibile, che si avvale di due grandi interpreti: il pianista Ilio Barontini e il mezzosoprano Manuela Custer, scelti a proposito, non solo bravi cioè, ma anche versatili e poliedrici, interessati a varie forme musicali, come esecutori e ricercatori. Dunque Ilio Barontini non è un semplice “accompagnatore” alla tastiera, ma riesce a porgere le partiture per band e per ensemble trascrivendole per pianoforte e interpretandone lo spirito: quello che si suol definire “arrangiamento musicale” e rielaborazione di alto livello, di cui ha già dato numerose prove a Livorno ( e non solo) sia alla Gran Guardia, dove recentemente ha suonato in duo con la figlia Caterina, su due pianoforti, ma anche a Estate a Villa Trossi, più di una volta. Ovviamente, fatte le dovute premesse: perché uno spartito di Monteverdi non si rielabora, ma nemmeno quello di Scarlatti e di Mozart, invece è necessario sostenere il tessuto armonico della musica dei Beatles, ad esempio, composta per un’intera Band. L’importanza del pianista sta in questa suddivisione e arrangiamento, là dove è necessario, delle partiture: un pianista cioè a 360°. Lo spartiacque di questa performance sta proprio qui, come ora si va ad indicare.
L’accostamento Barontini – Custer non è stato casuale, ma voluto e cercato, perché anche Manuela deve sapersi adeguare, in una sola esibizione, a tessiture vocali diverse, che richiedono tecniche appropriate dal classico al pop. Ma si avvale di una solida preparazione lirica, che le consente di spaziare nei repertori, in questi giorni ha debuttato con successo in Madama Butterfly alla Fenice di Venezia.
Osserviamo il programma. Si parte con un’aria di Claudio Monteverdi “Sì dolce è il tormento” pubblicata a Venezia nel 1624, un’aria di grande leggerezza e dolcezza. Quindi di Domenico Scarlatti (1649-1725):“Già il Sole dal Gange”. Si incontra Mozart con la Lirica “An Chloe” K 524 composta nel 1787 per piano e voce.
Attraverso il Settecento giungiamo all’Ottocento, ecco Rossini con con “Vaga Tonio” da “La regata veneziana”, Bellini con la struggente “Vaga luna” di un fascino unico. Con la brillante “Me vojo fa’ n’ casa” di Donizetti si cambia registro, si passa allo stile giocoso. Non poteva mancare il Maestro di Busseto con “Stornello”, Verdi 1869, poi “Villanelle” da “Les Nuits d’été”
del francese Berlioz 1803- 69, fino alla grande sensibilità romantica di Schubert: “Der Tod und das Mädchen”.
Con Di Capua si passa ad un altro repertorio nel quale comparirano gli “arrangiamenti del pianista” in “I’ te vurria vasà”, quindi del compositore statunitense Cole Porter (1891-1964) “Night and day”,di Richard Rodgers: “My funny valentine”, di De Curtis : “Ti voglio tanto bene”, di Kosma : “Les feuilles mortes”, Gardel : “Volver”, del compianto Luigi Tenco : “Mi sono innamorato di te”. E non è tutto qui perché si giunge all’exploit di The Beatles, i Four che hanno scritto la storia del pop del Novecento e che hanno appassionato Ilio Barontini fin dal loro apparire sul panorama melenso delle canzonette d’epoca. A conclusione “Amor mio” portato alla ribalta dalla cantante più amata e apprezzata dei nostri tempi, Mina.
Un concerto molto complesso nel quale si indaga, oltre che nel genere classico, anche in quello popolare, con scelte tett’altro che gratutite.