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martedì 16 gennaio 2018

Inchiesta rifiuti: la Lega chiede alternativa politica


Livorno, 28 dicembre. Ancora una volta la nostra città e il nostro territorio tornano alla ribalta della cronaca nazionale. Due mesi fa è stata l’alluvione con i suoi tragici epiloghi, oggi è il malaffare sui rifiuti. Nell’ambito della maxi inchiesta che ci ha portato ai “disonori” delle cronache nazionali, è indagato anche, tra gli altri, Alessandro Giari, già responsabile dello staff del Sindaco di Cascina col PDS di Massimo D’Alema, poi direttore generale del Polo Tecnologico di Navacchio (proprietà Provincia e Comune all’epoca a guida PD), già Sindaco di Castellina Marittima col Partito Comunista Italiano, in ultimo nominato amministratore unico della discarica di Scapigliato da Alessandro Franchi, Presidente PD della Provincia di Livorno. Ed è proprio come legale rappresentante della discarica – a dirigere la quale è stato messo dal primo cittadino PD di Rosignano Marittimo – che Giari è indagato.
Come si vede, la tela potrebbe essere più fitta di quel che sembra, ma sui rapporti di Giari con la sinistra politica tutti sembrano aver avuto la bocca cucita fino ad oggi.
Certi eventi come la maxi inchiesta chiamano in causa – oltre i problemi della superficialità, della corruzione e della conduzione dell’amministrazione pubblica a dir poco trasandata prima (epoca PD), e inadeguata e approssimata oggi (epoca grillesca) per chi sfrontatamente si presenta a “5 stelle” come servizio alla comunità – un aspetto non più eludibile: quello dei controlli. Non è più possibile continuare a far finta di niente, si rassegnino i professionisti dello status quo. Nei precisi resoconti giornalistici si parla di intercettazioni telefoniche della Guardia di Finanza, dove, usando un eufemismo, s’irride perfino alla salute e alla vita dei bambini; si segnalano pratiche per intascare contributi pubblici per smaltimenti secondo direttive CEE aggirate nel giro di pochi minuti, come già sperimentato nella “terra dei fuochi” in Campania (là i carabinieri parlano di Camorra; qua non esiste un’organizzazione con marchio riconoscibile, ma la tecnica usata si dice che sia la stessa, dunque metodi camorristi a Livorno: a questo siamo arrivati!). Per non parlare dei ben diciassette incendi nel giro di soli quindici anni all’interno della Lonzi srl, che hanno polverizzato tonnellate di rifiuti con nubi poco salubri sulla città e sulle zone limitrofe.
Comitati di cittadini, esposti, denunce non sono mancati: ma l’ARPAT, l’USL e il Comune stesso cos’hanno fatto per tutelare i cittadini dalla truffa, che si ipotizza seriamente, e, quindi, la perdita di ingenti somme rivenienti da una tassa -la TARI- tra le più alte d’Italia. E per difendere la nostra salute?
Fiumi di parole si sono sempre levate per dire, dalla filiera PD prima e dai grillini ora, che il pubblico è garanzia contro truffe, malaffare e danni ai contribuenti ed alla salute. Ma il pubblico che controlla solo a parole e per conto del quale agiscono strutture specializzate e ben retribuite (coi soldi dei livornesi, ovviamente) cosa ci sta a fare? È il momento che anche i grillini incapaci tornino a casa.
Sarebbe la beffa dopo il danno che un’oscena e prolungata gestione a mezza stella del Comune portasse a una nuova vittoria del PD, per aprire la strada ad ulteriori e imprevedibili danni come quelli che anche in questi giorni hanno macchiato l’onore di Livorno sui giornali di tutta Italia. Nel frattempo, oltre a tenere gli occhi aperti sugli amici dei partiti, occorre costruire un’alternativa perché Livorno, permetteteci di dirlo, merita davvero di più e di meglio.

Bruno Tamburini, Massimo Ciacchini Lega Livorno
Lorenzo Gasperini, coordinatore provinciale Movimento Giovani Toscani (Lega)

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