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28 Settembre 2020

Iscritti del Pd, delusione per la rottura ma speranza nel futuro


(Massimo Masiero) – Livorno 24 febbraio. Un’assemblea degli iscritti al Pd, arrivati sotto la tensostruttura dell’Arci di Collinaia in un tardo pomeriggio di pioggia insistente, più attonita e rattristata che indignata e arrabbiata, dagli ultimi avvenimenti che hanno scosso il partito e che lo hanno posto davanti al fatto compiuto della scissione (che si è cercato di nominare il meno possibile), parola terribile per i tanti, specialmente dai capelli bianchi, hanno preferito e votato Bersani e Rossi, considerandoli alfieri della lotta alle destre e al populismo. Ma tant’è, ormai la rottura sembra fatta e la realtà va affrontata con “dignità e coraggio”. La notizia che la direzione nazionale del partito a Roma poco prima ha deciso di fare le primarie il 30 aprile, frutto di una mediazione fa già discutere essendo alla vigilia del primo maggio e di un wwek end invitante alle gite fuori porta, fa già discutere.Al tavolo con il segretario Lucia Bini e Federico Mirabelli. In sala l’assessore regionale Cristina Grieco, gli ex-assessori comunali Walter Nebbiai e Maurizio Bettini,Paola Bernardo, new entry nella segreteria territoriale, Giorgio Kutufà, ex-presidente della Provincia. Pochi i giovani, molti i visi antichi di un partito, che sta ancora smaltendo la scoppola della sconfitta del referendum. La rottura comunque è incomprensibile. “Il Pd infatti è sempre stata e lo doveva essere ancora la loro casa , come lo è per gli iscritti”. E “qui dentro ci si deve confrontare e decidere, ma anche rispettare la maggioranza e non porla subito in discussione”. La rottura è vista come una nuova sconfitta per i dem. Matteo Renzi, che a Livorno non ha avuto plebiscitari consensi, ma che pur con i suoi difetti caratteriali e il suo decisionismo a volte esasperato, è stato un ottimo capo del governo, meno come segretario. Ma nel partito lo si doveva criticare con la discussione e il confronto, non contrastandolo sulle decisioni della maggioranza. E’ questa la linea prevalente degli interventi introdotti da un segretario territoriale, Lorenzo Bacci (nella foto), che ha ammesso di vivere questi giorni con dispiacere e delusione, preoccupazione e perplessità “perché in due mesi è cambiato lo scenario su cui si faceva affidamento e adesso è evidente il rischio di perdere dei punti di riferimento specialmente verso l’uomo e il politico Enrico Rossi, sostenuto e votato per la sua capacità di dialogo per l’Accordo di Programma di Livorno e per quanto fatto per Piombino”. Responsabilità diffusa e credibilità sono le parole chiave all’interno e all’esterno del partito, ha detto Lorenzo Bacci, dal centro alla base degli iscritti per il più grande partito della sinistra socialista a livello europeo. Infine un messaggio semplice e concreto: il Pd è sempre la casa di tutti”.
Se Renzi è stato un ottimo leader del governo, ma un pessimo uomo di partito – ha detto Mazzino Marzi, storico del Risorgimento, pur senza voler denigrare gli scissionisti ha considerato sbagliato andarsene da un Pd, che ha saputo unire esperienze provenienti da cattolici, comunisti, liberali, socialdemocratici.
E’ mancato per Nigiotti, circolo di Salviano, “sono stato uno dei fondatori del partito”, la presenza dei dirigenti nei circoli, che hanno smesso di essere un luogo di partecipazione, comunicazione e confronto. Il risultato: una serie di sconfitte dopo “aver colpito il sindacato, la sinistra e la scuola”. C’è invece chi come Federico Mirabelli ha sostenuto che “avremmo dovuto fare una conferenza programmatica, che il governo Renzi ha fatto cose di sinistra ed affrontato questioni come l’Unione Europea, la finanza pubblica e il lavoro. Ora è il momento di proseguire insieme per superare il clima avvelenato, forti dei nostri valori. Nel partito –ha concluso – si discute, ci si confronta e si decide, poi tutti insieme per andare avanti”. Cristina Lucetti, seppur non tenera con il segretario, critica gli scissionisti, ma sottolinea anche quello che ha fatto Renzi come presidente del consiglio. Un giovane iscritto: “Il governo Renzi ha fatto cose di sinistra mai realizzate in 30-40 anni. Occore fare chiarezza con i sindacati: la Cgil è un elemento sindacale o politico? Attenzione a quanto sta succedendo fuori dal partito: Alla Breda la Fiom è andata in minoranza rispetto alla Fim. E così anche alla Solvay”.
“Il contadino diceva una volta: una fascina grossa non si divide, ma se è piccola si spacca”. Con questa similitudine agreste, Edy Simonini, “anziana” del circolo San Marco Pontino, esprime il suo pensiero contro la fuoriuscita. Lei ha votato Cuperlo e Bersani, ma vede pochi giovani in sala. “Non abbiamo detto la cose nuove che abbiamo fatto”. Poi un appello: “I circoli devono stare aperti”. Katia Calderoni ricorda che solo un terzo del Pd proviene da Dc, Psi e Pci, ha un’anima liberale socialista e riformista che unisce e non divide e che non va anteposto l’interesse personale da quello dello del paese. Federico Bellandi, segretario dell’Unione Comunale: “Chi esce dal Pd fa un errore storico e consegna il paese alle destre. Le difficoltà politiche e sociali si superano con il partito unito superando il passato e rivolto al futuro”.
Una giovane, iscritta dal 2012: “ La prepotenza a Renzi proviene dalla minoranza, che lo ha trattato sempre da abusivo, quando lui ha espresso un’accelerazione al governo”. E un anziano subito dopo: “Ci si identifica nel partito del segretario. Chi se ne va non si è mai visto nelle cucine delle feste dell’Unità”. Gianmarco Iardella, esponente storico del partito: “Non ho la verità assoluta , non ho votato Renzi subito per il suo carattere, poi sì e adesso lo sostengo. In vista del congresso occorre discutere a fondo i ruoli del partito e del governo perché il Pd ha la responsabilità del paese e non solo degli iscritti”.
Gianfranco Simoncini è stato assessore regionale al lavoro e oggi è consigliere del presidente Emrico Rossi per il comparto. “L’obiettivo del Pd – sostiene – è stare insieme con culture riformiste diverse”. E’ critico con chi vuole la rottura, ma aggiunge che “è anche necessario abbassare i toni e fare chiarezza sul futuro, perché chi non è renziano non ci dà noia, ma siamo di fronte ad un passaggio di grande responsabilità con sconfitte pesanti del partito”. “Occorre – conclude – fare una discussione approfondita sulla proposta programmatica del partito, avere la capacità di farsi ascoltare dal paese, misurarci sull’identità degli alleati. Il congresso servirà a questo”. Gianfranco Gazzetti, consigliere regionale eletto a Livorno: “Parto dal 24 febbraio 1990 con Sandro Pertini, presidente della Repubblica, che ha caratterizzato il Novecento politico e a cui dobbiamo fare riferimento. Il 2017 è caratterizzato da emergenze sociali e dai problemi delle periferie. Il Pd deve dare risposte concrete a chi è più lontano. Per tanti è incomprensibile quanto sta accadendo. L’unità e il senso del dovere sono essenziali per un consigliere regionale della Toscana. E anche l’orgoglio di appartenenza al partito è quanto deve emergere nel momento storico, nel quale il fascismo si manifesta con il saluto romano dei giovani davanti alle sedi del Pd. Perché, se dovesse esserci lo smantellamento del Pd, c’è qualcosa che ci terrorizza”. masierolivorno@gmail.com