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2 Dicembre 2020

La coscienza del vivere la cultura a Livorno


(Riccardo Ciorli) – novembre. Oggi fare cultura significa occuparsi di un’attività strategica per migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso occasioni d’incontro e di crescita culturale, e per utilizzare al meglio un formidabile strumento di promozione del territorio e di salvaguardia del patrimonio storico-artistico ed ambientale. La ricchezza di un territorio non si misura solo con indicatori economici, come era in uso fino agli anni ’80. In molti luoghi si è iniziato a valutare le potenzialità anche attraverso l’offerta culturale e le possibilità di accesso ad essa dei cittadini.
Ecco allora un’offerta culturale varia, a portata di tutte le tasche e soprattutto attenta non soltanto alle tematiche legate alla nostra realtà locale ma anche aperta alle sfide del presente.
Promuovere e realizzare un’offerta culturale stimolante, innovativa, di qualità ma accessibile a tutti, è l’impegno concreto di questa Amministrazione, con particolare attenzione ai giovani attraverso attività a favore delle scuole e delle famiglie, proprio perché la cultura è un piacere da condividere insieme.
Molti spesso qui a Livorno mi dicono che “di cultura non si mangia”, ma niente è più falso in quanto soprattutto in un Paese come l’Italia, tutto il settore culturale, se adeguatamente sostenuto e curato, potrebbe rappresentare il volano di crescita economica e civile che tutti aspettano e invocano.
Un esempio vale per tutti. I migliaia di croceristi che giungono per diversi mesi nel nostro porto ci vengono “scippati” proprio sotto la nave da colonne di torpedoni aventi destinazioni più disparate. Livorno e i livornesi rimangono a guardare senza avere né la possibilità né la voglia di intervenire. Eppure, nonostante lo scempio perpetrato con sfrenata libertà con cui la città è stata ricostruita nel dopoguerra, volendo analizzare la situazione attuale delle ricchezze culturali di cui Livorno dispone e chiedere ai nostri cittadini come mai questo tesoro, fatto di piccole e grandi cose non venga sfruttato a dovere e perché, al contrario, lo vediamo ogni giorno più deteriorato, superato e “tagliato”.
Colpa della crisi?
Certamente le difficoltà che stiamo attraversando dal punto di vista economico e finanziario non aiutano la già precaria situazione del nostro patrimonio culturale, tuttavia il livornese è spesso troppo abile a scaricare le colpe su qualche accadimento esterno, non controllabile o inevitabile.
E’ chiaro che numeri alla mano il decadimento culturale della nostra città è soprattutto dovuto all’incuria ad esso riservato da chi ci ha governato che, troppo spesso, snobba la cultura o semplicemente, non sa rendersi conto della sua importanza per il nostro sviluppo economico e sociale.
In molte città e paesi, anche più piccoli di Livorno, si è investito in cultura e si è ottenuto più innovazione, più sviluppo, più ricchezza e meno corruzione. Ciò accade o è accaduto in lucchesia, nel senese e nella stessa nostra “acerrima nemica” Pisa.
Per questi motivi, oggi più che mai, è importante dimostrare che “fare cultura in tempi di crisi” si può e che soprattutto, con la cultura si possono creare nuove opportunità di lavoro e di riscatto per i cittadini.
Dispiace che una città che è stata il balcone sul Mediterraneo della civiltà toscana sia oggi ridotta a un approdo sfruttato e umiliato