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1 Ottobre 2020

La Provincia, ente intermedio tra Comune e Regione, alla ricerca d’identità


(Ruggero Morelli) Livorno – ottobre. Provincia-Città Metropolitana-Area Vasta. Queste sono le tre parole che stanno ad indicare l’ ente intermedio tra Comune e Regione.
Della confusione che si è creata dopo il tentativo di abolire le Province, si è discusso al circolo “Il Centro” con Alessandro Franchi, sindaco di Rosignano Marittimo ed attuale presidente della nuova Provincia di Livorno, in vista del voto del 4 dicembre prossimo.
La confusione è derivata da più fattori: 1) dalla mancata abolizione delle province che oggi sono in vita anche se con competenze molto ridotte ed elette con voto di secondo grado; 2) dalla recente elezione di 14 città metropolitane, che sono quasi tutte le città capoluogo di regione. Anche queste con elezione di secondo grado, sfuggita del tutto alle cronache dei giornali; 3) sia infine dalle future aree vaste che per la Toscana dovrebbero essere addirittura 28; 4) dalle diverse composizioni e capacità di spesa che creerebbero conflitti.
Se al referendum prevarrà il Sì, le province attuali, non scompariranno in automatico ma avranno necessità di una legge per la loro abolizione definitiva. Quello che sarà deciso per l’ente intermedio è oggetto di studio e discussione perché, a parere di Franchi – ed anche mio – non è chiaro che cosa sia l’area vasta.
Nella discussione sono state opportunamente ricordate le fasi che dal 1976 in poi hanno visto nascere le Associazioni Intercomunali, i Circondari, le Comunità Montane, i vari tentativi di unire più comuni piccoli, le Ato ecc., tutte fallite.
Il fallimento appunto è imputabile alla mancanza di un progetto-criterio che individui in un territorio le caratteristiche per essere promotore di innovazione e sviluppo.
Peraltro in più occasioni abbiamo attribuito all’area della costa della Toscana un potenziale notevole per la presenza di porto, aeroporto, industrie, università e centri di ricerca, sistema sanitario, viabilità, clima e bellezza, tale da attrarre investitori,giovani ricercatori, esperti ecc.
Le conclusioni della interessante discussione sono così sintetizzabili: il Comune e la figura del Sindaco, con la elezione diretta, resta il punto di riferimento per i cittadini; la futura area vasta dovrà avere le caratteristiche sopra indicate per assurgere ad ente intermedio che sappia raccordare le varie funzioni.
Aggiungo a questo resoconto quanto fu detto in occasione della presentazione del libro di Riccardo Varaldo ”La nuova partita dell’innovazione-Il futuro dell’industria”, edizioni Il Mulino, 2014.
”Citando il caso della Silicon Valley, parliamo delle condizioni perché i giovani trovino l’ambiente dove poter lavorare. La politica e quindi gli enti dovrebbero favorire la presenza di centri universitari di qualità, centri di ricerca concentrati e ben organizzati, collegati al mondo delle imprese, una rete di trasporti che consenta facilità di spostamenti molto necessari ai ricercatori, facilità di accesso al credito.
Tutto questo partendo da elementi già presenti per fortuna in Toscana come il clima , la bellezza e la sua storia.
Quindi indicare un programma di lungo respiro che faccia percepire la direzione di marcia per un territorio, come quello compreso tra Lucca, Pisa , Pontedera e Livorno che pur comprendendo qualità, enti ed aziende importanti non vede legami adeguati.”
E non mancano in Italia esempi promettenti come quello di Modena e del centro Tecnopolo più volte ricordato, con la fondazione Democenter che a dicembre 2014 si è consolidato grazie appunto anche al ruolo della Regione Emilia.