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29 Settembre 2020

La scomparsa di Anna Boccardi: una vita per gli ultimi


(Angela Simini) Livorno. “Si prodigava sempre per gli ultimi” così il sacerdote si è espresso durante la funzione funebre, cogliendo in poche parole lo spirito che della professoressa Anna Boccardi, che in questi giorni ci ha lasciati senza che tanti e tanti amici e colleghi lo sapessero. Durante questa estate afosa e rovente, Anna ha consumato l’ultima fase della sua malattia in un dignitoso silenzio, assistita affettuosamente dal fratello Mario e da un ristretto nucleo di amici. Oggi, addolorati e ancora costernati da questa improvvisa perdita, cerchiamo di tracciare i lineamenti di una personalità che, senza enfasi e senza mai voler apparire, ha dimostrato con le scelte di vita che cosa significhi “impegnarsi nel lavoro e per gli altri”.
Giovanissima, appena diciannovenne, era neta a Livorno nel 1941, ha iniziato il tirocinio presso l’Istituto Pendola di Antignano ed intanto ha conseguito la laurea in Pedagogia, anche se non era richiesta per l’attività di docente tirocinante che si accingeva a svolgere presso l’Istituto Magistrale Angelica Palli (trasformatosi poi in Liceo Pedagogico). Questa era la sua vocazione: educare le nuove generazioni a sapersi relazionare con i bambini delle scuole elementari, attività che le calzava a pennello. Lavorava con passione e chi l’ha avuta come collega ricorda bene come fosse instancabile, sempre alla ricerca di metodi nuovi e di fonti didattiche per interessare gli alunni, soprattutto quelli che avevano maggiormente bisogno di essere indirizzati e aiutati: così si era guadagnata affetto e stima senza riserve. Ma intanto si guardava intorno e, man mano che gli immigrati si facevano sempre più numerosi, capì che nella scuola si profilava un nuovo grande problema, la necessità urgente cioè di accogliere ragazzi che non conoscevano l’italiano, per cui il loro inserimento sarebbe stato difficile. Era questo il caso in cui l’apprendimento scolastico andava di pari passo con l’aspetto formativo e sociale, in mancanza del quale i problemi di sarebbero moltiplicati per la società intera. Anna Boccardi non si fece attendere e cominciò a galvanizzare i colleghi perché prestassero il loro tempo e la loro opera a favore dei ragazzi che avevano problemi di relazione con gli altri, che abbandonavano la scuola e che non avevano i mezzi espressivi per frequentarla. Nacque intanto nel 1994 il gruppo “Nati per comunicare” ad opera dell’insegnante Anna Tura, e la Boccardi, che si stava avvicinando alla pensione, fu la prima insegnante ad aderire all’iniziativa e a mettersi in gioco per promuovere tutte quelle attività tese a sostenere appunto “gli ultimi” della terra. Non si trattava solo di dare ripetizioni, ma di fornire strumenti anche sotto il profilo psicologico e sociale per facilitare l’inserimento degli allievi in una società nuova e diversa. Il percorso era tutt’altro che semplice perché per operare nelle scuole era necessario prendere accordi col Provveditorato agli Studi, con presidi e direttori scolastici e trovare una sede o aule disponibili. E se ne trovarono nelle scuole Benci, all’ Istituto Magistrale, dove molti insegnanti si proposero come volontari, al Liceo Classico Niccolini, nei locali della Diocesi in Santa Giulia, nei locali del Teatro Filicchi…
La comunità cinese, ad esempio, rispose con gratitudine e in buon numero, alcuni dei ragazzi di allora sono oggi adulti che lavorano e che si ricordano con affetto dei “volontari” di allora. Il nucleo originario intanto cresceva, il passaparola funzionava, aumentarono i volontari come pure gli immigrati che si rivolgevano a “Nati per comunicare”. Dieci anni più tardi il Gruppo ha deciso di darsi un’organizzazione più stabile e si è associato alla Svs per l’affinità delle loro iniziative. L’allora assessore Carla Roncaglia così si espresse: “L’ adesione alla Svs è un passo importante, perché “Nati per comunicare” acquista una dimensione ed un riconoscimento ufficiale e può chiedere finanziamenti. Da parte nostra presenteremo nel Piano integrato di Area un progetto di alfabetizzazione e di inserimento degli stranieri in tutte le scuole”.
“Anna Boccardi – raccontano le colleghe- continuava nella sua opera capillare di sostegno, ma si preoccupava anche di allietare i piccoli o i giovani stranieri, perché si sentissero accolti e benvoluti, organizzava le loro feste di compleanno, cercando dolci e giocattoli, o qualunque altra cosa di cui ci fosse necessità. Seguiva da vicino i ragazzi, ne curava con passione l’inserimento nella comunità “classe” e nella società, senza mai “mollare”, finché non avesse ottenuto un risultato positivo. La signora Tura commenta “ Anna Boccardi credeva in quello che faceva”. Anna aveva capito in tempo, prima cioè che fossimo in piena emergenza, che far crescere l’immigrato nella nostra comunità ed inserirlo nella società, significava, in ultima analisi, lavorare per la società tutta.