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27 Settembre 2020

L’appello: salvare dal degrado le ville storiche di Monterotondo


(Ruggero Morelli) Livorno – novembre. La Cappella Scafurno-Calamai di Monterotondo ha accolto una piccola folla per ascoltare gli amici di Fosco Cavallini, architetto, che parlavano delle cinque ville che la circondano: Di Vestea, Morazzana, Maurogordato (nella foto) Rodocanacchi e Dupouy.
Una notevole serie di slides-fotografie degli angoli più belli e quelli più abbandonati, erano state preparate per descrivere sia i fasti antichi delle famiglie, che le hanno fatte costruire alla fine del ‘700, sia le condizioni di degrado che turbano la vista oggi.
Prima di passare allo scorrere delle diapositive ed alle narrazioni degli architetti ed ingegneri che da febbraio scorso hanno lavorato alla raccolta del materiale storico, si è parlato della intuizione di Fosco Cavallini, e la successiva realizzazione del restauro. Unico privato in Livorno ad avere salvato un bene come la cappella Calamai abbandonata da oltre 25 anni.
Il restauro ha rispettato ogni particolare della originaria architettura della chiesetta, e la nuova destinazione a studio professionale ha dato vita all’insieme creando un ‘atmosfera consona al luogo. Fortuna ha voluto che la cappella abbia incontrato una persona lungimirante ed amante per nascita di quei luoghi .
Così dal 2002 Livorno ha di nuovo la cappella viva e visitabile, al centro di una vasta area punteggiata di ville abbandonate o semi usate. E rimane come monito per la città che da tempo ha di molto affievolito la memoria del suo passato nobile ed operoso.
L’associazione culturale Osservatorio di Monterotondo ha deciso di tornare ancora sul tema urbanistico della zona collinare ed est della città. E ciò dopo sette anni di attività, che hanno spaziato dalla presentazione di libri al ricordo di persone dedite alla città, alla musica , alla poesia , con una attenzione particolare alle donne, ed alle passeggiate fotografiche tra le ville. L’ha potuto fare anche in virtù di un lunghissimo lavoro certosino di due donne, Arianna Orlandi e Roberta Gini, autrici del prezioso volume edito da Pacini “La Cappella di Scafurno a Mionterotondo”, sottotitolo: Il territorio, le origini, la storia.’’ presentato al pubblico nella sala dei Granai di Villa Mimbelli nel marzo 2014. Successivamente il libro è stato discusso e presentato in altre sedi livornesi.
Dopo queste premesse, sulla tela centrale posta di fronte all’abside, sono passate le molte dispositive accompagnate dalle parole dei vari curatori (ingegner Aurelio Benocci, architetti Leonardo Bertelli, Michelangelo Lucco, dottoressa Mariella Calabresi, architetti Andrea Necor e Fulvio Bondi, ingegner Libero Michelucci , architetto Roberta Gini) che hanno ripercorso le vicende delle proprietà ed i vari tentativi di nuovi utilizzi delle costruzioni.
Ne è venuto fuori un quadro assai critico della capacità delle proprietà pubbliche (Comune, Provincia, Usl/Asl e Regione ) di curare un patrimonio di grande valore e potenzialità.
Sulle potenzialità infatti si sono soffermati i relatori per ricordare sia alcune proposte già elaborate ma non realizzate relative alle singole ville, sia per indicare alcune idee di massima che saranno oggetto di altre iniziative e che guardano all’insieme delle ville e della vasta area sulla quale insistono. Idee derivate dalla prevalente destinazione sanitaria (cura e riabilitazione) , molto apprezzata in un recente passato e che ben potrebbe caratterizzare progetti futuri.
Nella discussione non si è mancato di rilevare che mentre le belle ville cadevano e cadono nel degrado, all’intorno sono state realizzate case e villette fuori da ogni disegno urbanistico.