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martedì 16 ottobre 2018

Astensionismo, fenomeno delle democrazie occidentali


(Gino Fantozzi) Livorno, 7 febbraio – Recentemente Costa Ovest ha pubblicato molti interessanti contributi dal carattere politico, sociale e culturale che riguardano i giovani e il lavoro e sulle conseguenze del loro atteggiamento sul voto delle prossime elezioni legislative. Ma anche sull’innovazione tecnologica, come volano per le imprese e sulle implicazioni occupazionali.
Vorrei poter dare anch’io un contributo cercando di mettere insieme alcune idee e riflessioni, cominciando proprio dal possibile astensionismo al voto.
E’ stato giustamente affermato che questo fenomeno dell’astensionismo, e possiamo anche aggiungere della disaffezione al voto, è un fenomeno che attraversa tutte le democrazie occidentali. Perché? io credo che una delle ragioni sia da attribuire alla cosiddetta “globalizzazione” (termine devo dire che mi dà un certo fastidio ad usarlo proprio per l’abuso che ne viene fatto) e alla conseguente perdita di identità degli stati nazionali. Chi vota, vota per un Parlamento nazionale, per il funzionamento di uno stato che deve rispondere alle esigenze dei cittadini che si realizzano con il funzionamento del welfare e con le politiche di incentivo all’occupazione, oltre che con la sicurezza ecc. ecc. Ma i fenomeni che investono oggi i vari stati sono in gran parte di natura transnazionale come il capitale finanziario che non accetta regole e può fare il buono e il cattivo tempo sulle economie delle nazioni, le forti pressioni migratorie che investono ogni parte del mondo con veri e propri esodi di popoli, la internazionalizzazione del crimine (e del mercato della droga) e della corruzione ad esso legata, il problema sanitario legato alle grandi epidemie (pensiamo all’AIDS, alla cosiddetta mucca pazza, all’aviaria, per fare degli esempi), alla estensione universale dell’informazione attraverso internet, e così via.
E se questi fenomeni hanno il potere di condizionare i governi nazionali ben poco può invogliare il cittadino a votare chi poi nei Parlamenti non ha poteri sufficienti per incidere (almeno nell’immediato). A questo potremmo aggiungere che gli stessi programmi dei partiti, per venire al nostro Paese, danno risposte in gran parte carenti quanto meno per affrontare e promuovere un’azione sovranazionale. Di conseguenza appaiono più “credibili” quelle forze che propongono il ritorno al protezionismo (proponendo in mala fede che il pensare a chiudersi in casa nostra sia più facile per allontanare i lupi che stanno fuori) o chi promette un sistema di assistenza a chi non lavora, come se percepire un minimo reddito fisso sia il tampone ai disagi e allo stesso tempo capace di incentivare l’occupazione. La contraddizione sta nell’accrescere la tendenza all’individualismo quando invece occorrerebbe una forza collettivamente ampia di consenso ad un governo impegnato sul piano internazionale, in primis sull’Europa.
Quindi in questo rapporto cittadino voto, a mio parere, l’astensionismo trova la sua giustificazione. A meno che le forze politiche trovino la cultura e il coraggio di prefigurare percorsi tali che le paure e le soluzioni si possano iniziare a vedere anche a breve termine. Nel lungo termine, diceva Keynes, saremo tutti morti, quindi occorre trovare risposte verificabili concretamente nel breve periodo.
E qui torno su uno dei miei temi preferiti: quello della cultura e della scuola.
Non si deve pensare che quanto propongo sia peregrino, soprattutto quando si parla di giovani. Credo invece che sia giunto il momento di investire il massimo delle risorse su una scuola e una formazione che aiuti a far comprendere e a capire le sfide culturali e sociali, oltre che economiche, che abbiamo davanti, e ad aprirsi il più possibile invece di rifluire nel proprio privato, a capire che oltre a dei diritti abbiamo, come cittadini, anche dei doveri e che quindi tutto non può essere dovuto. Accogliere sempre più il consiglio, ormai vecchio di sessanta anni, di Karl Popper a costruire una società aperta e non chiusa, come unica soluzione allo sviluppo. E’ questione di sopravvivenza. fantozzigino@gmail.com

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