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giovedì 14 dicembre 2017

Le attività sportive a Livorno, Fabio Canaccini: “Stadio nuovo e polisportive comprensoriali”


(Ruggero Morelli) Livorno, 7 dicembe – Torno su alcuni temi che impegneranno la discussione in vista delle scadenze elettorali per il Parlamento, i Comuni e le Regioni. Inizio con le attività sportive e ne parlo con Fabio Canaccini.

Fabio, fai come se tu fossi il candidato e pensa il programma del settore attività dello sport ed impianti, per prossimi 5-10 anni.
“Non sono pochi i problemi che affliggono il mondo dello sport; infatti risente più di altri settori della crisi di questi anni, le risorse sono scarse, quindi, non tali da consentire la risoluzione dei problemi, in special modo quelli legati agli impianti sportivi. Sono evidenti le difficoltà nelle gestioni ma, soprattutto, nelle manutenzioni sempre più necessarie, specie quelle straordinarie, che i Comuni da tempo non sono più in grado di garantire. Questo ha portato ad un depauperamento del patrimonio per recuperare il quale oggi occorrono sforzi considerevoli ed una seria programmazione da fare in accordo con gli stessi soggetti sportivi. Anche la crisi del volontariato ha colpito duro talchè oggi nei diversi ruoli: giudici e arbitri, dirigenti, soci, si trovano molti anziani; mentre i giovani sono soltanto gli atleti e, in alcuni casi, anche i tecnici ma solo se ci sono dei compensi che ripaghino la fatica di portare avanti queste attività”.
Qual è la situazione delle varie società sportive?
“In questi anni, anche a causa della crisi, si sono verificate varie fusioni tra società sportive e quindi la diminuzione delle stesse, ma per fortuna non dell’attività. Di contro negli Enti di promozione sportiva, che per loro natura sono strutture “unitarie”, non ci sono potute essere fusioni e quindi si è assistito ad una diminuzione dei tesserati; ciò non è stato un bene. Nelle società invece il fenomeno delle fusioni è stato un bene, perché la concentrazione in un sodalizio più grande ha consentito il prosieguo delle attività, la gestione degli impianti, la tenuta economica, la messa insieme di ragazzi che hanno consentito la formazione di squadre; squadre che, altrimenti, non sarebbero nate”.
Fatte queste premesse parlaci dei problemi che affliggono il nostro territorio che ci piace ancora chiamare ‘l’area vasta’ o l’area della costa – io intendo quella che comprende Livorno,Pisa,Pontedera e Lucca – e parlaci anche delle proposte per poterli risolvere.
“Penso che una strategia unitaria da parte dei Comuni, con il coinvolgimento di Coni, federazioni, gli enti e le società, darebbe sicuramente migliori risultati. Un esempio su tutti: gli stadi. Nessuno oggi può disporre di una struttura a norma, ben manutenuta e idonea alle esigenze delle diverse squadre cittadine sia dal punto di vista della sicurezza, della capienza, della praticabilità. Gli impianti sono utilizzati una volta ogni quindici giorni e addirittura molto poco per gli allenamenti proprio per mantenerli in vista degli incontri di campionato”.
Quindi?
“Ebbene, proporrei di studiare come realizzare un paio di stadi nuovi, nell’ambito dell’area vasta, strutture che siano messe a disposizione di più club, che abbiano il campo di gioco in materiale sintetico di ultima generazione, usufruibile in qualsiasi stagione dell’anno, con servizi come sedi, attività commerciali selezionate, eccetera, che diano senso e continuità alla loro esistenza. Al pool di società darei la responsabilità della gestione che sarebbe migliore secondo il concetto che l’unione fa la forza”.
Un progetto che avrà bisogno di un sostegno ampio e interesserà più settori, non soltanto quello dello sport.
“Sulla falsariga di questo esempio la politica dovrebbe creare i presupposti per promuovere una gestione “allargata”, specie delle grandi strutture : palazzi dello sport, piscine, ecc.; questo consentirebbe un miglior uso delle stesse portando anche idee innovative che, per loro natura (no profit), i Comuni non possono avere. La responsabilità delle gestioni degli impianti e delle attività risulterebbe anche una grande azione civico-sociale che, con puntuali controlli da parte degli interessati, ed un’educazione verso gli utenti, faciliterebbe la manutenzione ordinaria”.
Gestioni allargate. Come le immagini?
“Per le difficoltà evidenziate si possono ipotizzare gestioni “allargate” riguardanti “aree sportive” dove insistono varie strutture gestibili da consorzi di società che hanno interessi comuni per impianti simili, ma che le differenti società del consorzio possono utilizzare per la preparazione. Questa gestione faciliterebbe sia l’uso quotidiano, sia la possibilità di organizzare eventi che insistono su più impianti, condividendo spese, ma anche introiti derivanti, in particolare, dai servizi (bar, parcheggi, ingressi, ecc.)”.
Torniamo alla manutenzione straordinaria che è la più difficile e costosa.
“La necessità, invece, della manutenzione straordinaria, che riguarda tutto il patrimonio pubblico e non solo gli impianti sportivi, è un tema da affrontare subito perché il continuo uso di questi da parte di migliaia di cittadini, tantissimi dei quali giovani, porta ad un’usura maggiore e crea anche problemi igienico-sanitari, in particolare nei servizi (bagni, docce, gabinetti, spazi comuni,), e problemi di sicurezza mettendo a rischio l’incolumità dei praticanti e degli spettatori. In molti casi gli impianti, con la manutenzione straordinaria, dovranno subire anche un adeguamento alle nuove norme affinché si abbia una piena utilizzazione di tutti per evitare concentrazioni di eventi che si possono effettuare solo nelle poche strutture agibili e conformi”.
Tu hai accennato a ‘’polisportive comprensoriali’’, che cosa sono?
“Sempre parlando di sinergie, oltreché per la gestione, l’unione delle forze, senza nulla togliere all’agonismo ed al campanilismo, che servono a far crescere il movimento, devono puntare, per gli alti livelli, alla creazione di polisportive comprensoriali che consentano la partecipazione ai campionati delle massime serie; infatti l’accesso a questi campionati è molto oneroso. Nella polisportiva, tra l’altro, si creano anche elementi di mutualità e solidarietà tra discipline varie che hanno costi diversi e necessità pressoché simili (es. segreteria, mezzi di trasporto, attrezzature, ecc.). Per raggiungere questo obiettivo occorrono impegno, fantasia, ricerca, voglia di superare i propri limiti e confini”.
Si parla spesso di turismo sportivo: raduni di club, soggiorni in località particolari?
“Altro aspetto per me decisivo, legato allo sport, è quello del turismo (sportivo) che deve essere visto proprio nella area vasta con la concertazione, il coordinamento e la programmazione di calendari che coprano l’intero anno e la diffusione territoriale con grandi eventi che attirino interesse da parte di partecipanti ma anche di coloro al seguito così come del pubblico. Il nostro territorio ha incredibili risorse da questo punto di vista così come tradizioni, risonanza, importanza. Solo con la messa in comune delle risorse disponibili, così come delle forze organizzatrici, si può fare un salto di qualità da questo punto di vista, evitando campanilismi ma dando ad ogni città i propri spazi nell’ambito di interessi peculiari. Accanto allo sport, per il turismo sportivo, si debbono creare pacchetti turistici di interesse (culturali, commerciali, naturalistici, ecc.) e cosa ci manca per farli ? Niente, solo la volontà di lavorare tutti insieme ad un calendario comune di eventi sia sportivi che di altri settori di cui la nostra area è ricca”.
Tu sei impegnato da tempo in associazioni non profit e ad agosto scorso è stata approvata la legge sugli Ets – enti del terzo settor -, come può incidere d’ora in poi?
“Il sostegno al volontariato e, quindi, alle associazioni, ha tanti significati: salvaguardare la salute e prevenire le malattie tipiche di chi non fa movimento, promuovere il tempo libero sano, l’impegno sociale, l’offerta di un servizio in molti casi davvero qualificato. Concetti spesso ripetuti ma talvolta parole al vento; invece è il momento che si metta in pratica una politica che rafforzi l’associazionismo con interventi e prese di posizioni chiare (o si o no). Nel farlo si possono creare anche posti di lavoro e, comunque, fornire un servizio rispettoso della domanda che, tra l’altro, è crescente in quantità ma anche in qualità: chi ha fatto sport ieri, oggi per i figli ed i nipoti, pretende di più. Il volontariato non riesce in questa operazione se non viene messo nelle condizioni di avere impianti e attrezzature migliori, risorse economiche (sponsor, contributi) che non scendano a pioggia ma mirino a progetti finalizzati e portati avanti da soggetti consorziati, che stanno dentro il percorso comune tracciato in sede di programmazione”.

ruggeromorelli@gmail.com

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