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martedì 16 gennaio 2018

Le recensioni di Giuseppe Barabino: Piero Fassino e Rutger Bregman


Livorno, 5 gennaio.
PIERO FASSINO “ PD davvero “ Edizione La nave di Teseo , pgg.268, €.19,00, sconto 15 per cento.
L’autore: già Sottosegretario agli esteri ed agli Affari europei, Ministro del Commercio estero e della Giustizia , leader dei DS, che li ha guidati a fondare il Partito democratico. Dal 2007 al 2011 è inviato speciale dell’Unione europea per la Birmania, poi Presidente dell’ANCI e Sindaco di Torino, è attualmente Presidente del gruppo socialista al Congresso dei poteri locali del Consiglio d’Europa e membro della Presidenza del Partito socialista europeo e della Global Alliance . Presiede il Centro studi di politica internazionale ( Cespi ).
Nella prima parte di questo saggio , dedicato a tutti coloro che credono nel PD, lo hanno costruito e vi si dedicano ogni giorno con passione, intelligenza e generosità, l’autore fa una riflessione necessaria , condotta in prima persona da chi il PD ha contribuito a fondarlo ed è tuttora impegnato sul fronte del rinnovamento della sinistra italiana ed europea, ripercorrendo la strada dalla costituzione dell’Ulivo ad oggi. Ricordando le varie tappe, le delusioni, le sconfitte, e i successi ottenuti, e i veri motivi del mancato funzionamento dovuto essenzialmente alla rissosità e alle esagerate pretese di alcuni componenti. Un periodo che ha visto succedersi i governi Prodi, Berlusconi, Letta, Renzi, Gentiloni e la grande responsabilità che pesa sul PD di onorare le aspettative del Paese di avere un governo all’altezza della situazione e restituire forza a un centro sinistra unito senza separazioni e scissioni.
Nella seconda parte si pone 13 domande, che chiama scomode, : Paura o speranza; Sinistra; Sudditi o sovrani; Morire per Kabul; Europa: conviene o ci perdiamo; In Africa il futuro del mondo; Riforme o palude; Italietta o grande Italia; Dignità o precarietà; Individui o comunità; Italiani o stranieri; Sicuri o indifesi; Istituzioni; Immobili o conformisti, dando a tutte le necessarie risposte.
La terza parte si conclude con la necessità che serve un PD davvero per costruire insieme agli italiani e alle loro migliori energie un futuro che torni a essere il luogo della speranza e della felicità.
Infine tra le letture consigliate dallo stesso autore noto con piacere che ci sono ben tre libri che sono già stati recensiti ed inseriti in rubrica, “letti per un dibattito “: Macron, Rivoluzione; Prodi, Il piano inclinato; Renzi, Avanti perché l’Italia non si ferma.
RUTGER BREGMAN “ UTOPIA PER REALISTI Come costruire davvero il mondo ideale” Edizione Serie Bianca Feltrinelli, pagg.251, €.18,00.
L’autore , nato a Westerschouwen, Paesi Bassi nel 1988 è uno dei pensatori europei più promettenti , scrive per il quotidiano olandese “De Corrispondent “ed ha ricevuto due nomination per il prestigioso European Press Prize. Storico ha pubblicato diversi saggi di storia, filosofia ed economia.
In questo libro diviso in dieci capitoli (preceduti da massime di famosi economisti, filosofi e politici) dedicati a “Il ritorno dell’utopia” (Perché regalare soldi a tutti, La fine della povertà, La curiosa storia di Nixon, Nuove cifre per una nuova era, Una settimana lavorativa di quindici ore, Perché fare il banchiere non rende, La corsa contro la macchina, Oltre i cancelli sulla terra dell’abbondanza, e Come le idee cambiano il mondo) dimostra come è possibile aprire le porte del futuro, per cui è necessario tornare alle utopie. Di fronte al rafforzarsi dei nazionalismi, al divario sempre più ampio tra ricchi e poveri e allo stress che il carico di lavoro porta ogni giorno, siamo costretti a riconoscere che le nostre aspettative, che lo sviluppo liberale ha imposto nelle società occidentali, si sono drammaticamente consumate, lasciandoci di fronte alla dura verità: senza utopie , come furono in passato considerate pazze l’abolizione dello schiavismo, il voto alle donne e i matrimoni tra persone dello stesso sesso, tutto quello che resta è un presente privo di orizzonti, il presente immobile e sterile della tecnocrazia.
Nell’epilogo finale rivendicando la lingua del progresso l’autore propone infine:
RIFORME, una bella ripassata al settore finanziario, costringendo le banche a mettere ammortizzatori più grossi in modo che non vadano a gambe all’aria con un’altra crisi, o almeno dividerle perché possano anche fallire. Smascheriamo e distruggiamo tutti i paradisi fiscali in modo che i ricchi siano costretti a sganciare la giusta parte, e i loro commercialisti possano fare cose utili.
MERITOCRAZIA, ben venga. Paghiamo finalmente la gente in base al suo vero contributo sociale e quindi di più netturbini, infermieri e insegnanti e di meno lobbisti e banchieri.
INNOVAZIONE, impariamo a usare i cervelli e utilizziamo i migliori pensatori per risolvere le sfide del nostro tempo come i cambiamenti climatici, l’invecchiamento della popolazione e le diseguaglianze, anziché imparare a sfruttare gli altri nella maniera più retriva.
EFFICIENZA, ogni dollaro investito in un senzatetto restituisce il triplo di quanto investito nei costi di sanità, polizia e tribunali.
TAGLIARE LO STATO MAMMA. Tagliamo tutti i sussidi inutili e i costi per mantenere la disoccupazione e diamo un reddito di base a tutti, così come avviene attualmente dal Brasile all’India, dal Messico al Sudafrica ove i programmi di trasferimento di contanti stanno diventando molto di moda.
LIBERTA! Mentre siamo qui a parlare fino a un terzo della forza lavoro è invischiato nei lavori burla o perfettamente inutili come quelli dei consulenti.
Infine l’autore consiglia a chiunque sia disposto a mettere in pratica le cose dette in questo libro sappia che fuori ci sono tante persone che la pensano così e non permettete che nessuno vi insegni a vivere e ricordate che tante idee che sembrano pazze sono poi diventate vere con il trascorrere degli anni.

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