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lunedì 23 aprile 2018

Le recensioni di Giuseppe Barabino


CARLO COTTARELLI “ I sette peccati dell’economia italiana “ Edizione Serie Bianca Feltrinelli pagg.174 €.15,00 con i diritti d’autore donati all’Unicef.
L’autore , laureato a Siena e alla London School of Economics, ha lavorato in Banca d’Italia, Eni, e dal 1988 al 2013, al Fondo monetario internazionale. Dopo un anno passato in Italia come Commissario straordinario per la revisione della spesa, da ottobre 2013 a novembre 2014, e un ritorno al Fondo monetario come direttore esecutivo, è oggi direttore del Nuovo osservatorio conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano e Visiting Professor all’Università Bocconi di Milano.
In questo saggio che completa e segue gli altri due “LA LISTA DELLA SPESA “ La verità sulla spesa pubblica italiana e come si può tagliare, uscito nel 2015 e “IL MACIGNO “ , Perchè il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene, uscito nel 2016, l’autore esamina quali sono i sette peccati capitali profondi che ostacolano lo sviluppo dell’economia italiana:
EVASIONE FISCALE: si evade forse meno che negli anni settanta/ottanta, ma in ogni caso molto di più che negli altri paesi avanzati. La percentuale di evasione per l’Irpef sul lavoro dipendente è pari al 4%, mentre quella sul lavoro autonomo è pari al 68%. L’evasione dell’imposta sulle imprese è pari al 29%, mentre fanno meglio l’IVA, solo il 27,5% di evasione e l’IMU solo il 27 %, forse perché è piu difficile nascondere case e fabbricati. L’evasione totale è stimata in 130 miliardi, e se dal 1980 l’evasione fosse stata di un solo punto percentuale di PIL il nostro debito sarebbe ora del 70/75% del Pil. Se le entrate derivanti dall’eliminazione dell’evasione fossero state destinate a tagliare le tasse di chi le paga , le aliquote di tassazione degli onesti si sarebbe potuto ridurle del 20%. Sarebbe un’Italia diversa
CORRUZIONE: si è registrato un certo miglioramento dagli anni ottanta, intensificando gli sforzi specialmente nella prevenzione con l’istituzione dell’Anac, ma le cause maggiori sono da ricercarsi nella complessità burocratica del nostro paese, quanto più numerose sono le decisioni che la pubblica amministrazione deve prendere , quanto più complesso è il sistema legislativo, tanto più sale il rischio di corruzione, dovuto anche alla mancanza storica di capitale sociale. Per combatterla adeguatamente sarà necessario approvare a livello nazionale un piano anticorruzione , preparato ogni tre anni dall’Anac , e a livello locale dei piani anticorruzione ente per ente con la nomina per ogni ente di un responsabile per la prevenzione della corruzione.
ECCESSO DI BUROCRAZIA: la ragnatela di leggi, norme , regolamenti che avvolge l’Italia e che ostacolano il buon funzionamento dell’economia sono i “ lacciuoli” di cui parlava Carli nel 1973, con l’aggravante che i grandi burocrati, con uffici di 200 metri quadri, quattro segretarie e l’autista, che dovrebbero seguire le direttive politiche che provengono dal Governo, in pratica godono di una notevole influenza e autonomia. Molto è stato fatto, ma anche gli altri paesi sono migliorati e non abbiamo recuperato lo svantaggio.
LENTEZZA DELLA GIUSTIZIA: il numero dei casi pendenti si è ridotto considerevolmente ma i risultati dei giudizi tardano a venire. La durata media dei processi civili è scesa da 620 giorni nel 2010 a 532 nel 2014, ed è aumentato il numero dei procedimenti pendenti in Cassazione, con sostanziali differenze tra le varie regioni, con evidenti danni per l’economia. Il numero dei legali è esploso negli ultimi trent’anni, passando da 48.000 nel 1985 a 237.000 nel 2015, 330 ogni 100.000 abitanti , il triplo della media europea. Sarebbe quindi opportuno ridurre ulteriormente la litigiosità, limitando in modo significativo la possibilità di appello e soprattutto il ricorso in Cassazione, aumentando disincentivi per i procedimenti che sono iniziati per soli fini dilatori.
CROLLO DEMOGRAFICO: nessun segno di miglioramento; l’immigrazione è per ora l’unica forza che contiene il crollo del tasso di natalità ed evita una riduzione marcata della popolazione e lo squilibrio maggiore tra anziani e giovani, con conseguente diminuzione della forza lavoro, che era di 34.800.000 unità nel 1971, calata di 800.000 nel 2001, che senza gli immigrati si sarebbe ridotta di 1.600.000 unità.
DIVARIO TRA NORD E SUD: con la fine della recessione c’è qualche segnale di recupero nel Mezzogiorno, ma il divario resta profondissimo ( tasso di disoccupazione particolarmente giovanile ,reddito procapite, funzionamento e costi della sanità ) e, anche in questo caso, la ripresa economica, senza adeguati interventi, non sarà sufficiente a risolvere un problema secolare.
DIFFICOLTA’ A CONVIVERE CON L’EURO : eliminata la possibilità di svalutare è venuta a nudo l’inferiorità delle nostre imprese rispetto alle attrezzature ed agli impianti dei competitor europei e la conseguente inferiore produttività. Se vogliamo convivere con la moneta unica, e non possiamo altrimenti, bisogna adeguarsi ai parametri europei su efficienza e produttiva per unità di prodotto.

Durante la recente campagna elettorale alcune forze politiche presentando mirabolanti proposte senza indicare i relativi finanziamenti hanno sbandierato la possibilità indicata da Cottarelli di recuperare facilmente 30 miliardi per finanziare le relative spese. Io sinceramente non ho mai letto nei tre libri richiamati traccia di tale importo da recuperare tagliando le spese. Ho letto si che esista una ampia possibilità di interventi, ma con tempo e fatica, dato che si tratta di comportamenti e incrostazioni che risalgono anche alla mancanza di capitale sociale, e difetti segnalati nei peccati capitali difficilissimi da recuperare.
Ne so immaginare come un uomo, del valore e dell’esperienza di Cottarelli, possa essere indicato da alcuni giornalisti a presiedere un governo composto da forze politiche che hanno dimostrato scarsa familiarità con i problemi di bilancio, e gli obblighi conseguenti all’appartenenza alla comunità europea.

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