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lunedì 21 maggio 2018

Le Sughere, carcere superaffollato e locali da ristrutturare


(Tonia Llantes) Livorno, 9 febbraio – Al polo associativo di Via Terreni, inaugurato nel 2012 (vi hanno la sede varie associazioni: ARCI, UNICEF, Centro per la Pace, ANPI, ANPPIA), si è svolto un incontro organizzato da Futuro, il gruppo consiliare formato dagli ex di Buongiorno Livorno, Andrea Raspanti e Giovanna Cepparello, per fare il punto della situazione nelle carceri, dopo la riforma del codice penale firmata dal ministro Orlando, approvata nel giugno 2017. Una legge sollecitata dalla Comunità Europea viste le condizioni disastrose degli istituti penitenziari italiani denunciate da associazioni e, soprattutto, dal Partito Radicale. Come ha ricordato l’avvocato Aurora Matteucci, consigliere della Camera Penale di Livorno, la riforma è frutto di un anno di lavoro degli Stati Generali, voluti dal ministro Orlando, di cui purtroppo poco si parla, che ha avuto il grande merito di affermare il principio del percorso individualizzato della pena impegnando con ciò i giudici a soluzioni alternative al carcere stesso per le condanne fino a quattro anni. Prima il limite era di tre. Un altro aspetto fondamentale della nuova riforma penitenziaria è l’aver messo il lavoro al centro del recupero del detenuto. Dati statistici provano che il 70 per cento dei recidivi non hanno svolto alcun lavoro in carcere mentre solo l’1 per cento di quelli che hanno avuto l’opportunità di farlo torna in carcere. Marco Solimano, dal 2010 garante dei diritti dei detenuti, sostituito dal sindaco Nogarin a gennaio di quest’anno con Giovanni De Peppo, presente in sala, ex assessore nella giunta di Gianfranco Lamberti (Ds), ha sottolineato la difficoltà a tradurre i principi legislativi in un effettivo miglioramento della vita carceraria di tutti i giorni. Da tempo, ormai, anche come presidente dell’Arci di Livorno, denuncia le condizioni deprecabili delle Sughere, una struttura aperta nella prima metà degli anni ’80 , che vede bagni inagibili, locali chiusi in attesa di ristrutturazioni, mancanza di spazi idonei per fare attività ricreative, teatro per esempio, che impegnino la giornata del detenuto. Mancano gli educatori. Ce ne sono due su una popolazione carceraria di circa 300 detenuti, compresi quelli a regime di alta sicurezza. E ancora: la nuova legge impone che il detenuto stia fuori cella 8 ore al giorno, con il risultato che alle Sughere 30/40 persone camminano in su e in giù per i corridoi di ciascuna sezione senza poter fare altro. Pone anche una domanda: dove sono finiti i 9 milioni, previsti inizialmente per la costruzione del nuovo carcere a Lucca, e dirottati per i lavori di ampliamento alle Sughere? Il presidente della Camera Penale di Livorno, avvocato Marco Talini, ha rincarato la dose affermando che nella sezione di alta sicurezza, in ogni cella , ci sono tre detenuti anziché due, perché il magistrato di sorveglianza, in presenza di letti a castello, considera idonei i 3,5 metri quadri minimi del cosiddetto spazio vitale per due sommando, quindi, il numero dei detenuti e non lo spazio. Ha auspicato che si faccia come a Firenze e cioè di convocare anche alle Sughere un consiglio comunale per far conoscere la realtà carceraria a chi amministra la città.Il consigliere Raspanti ha ricordato che più volte l’ha proposto sia in consiglio che in commissione consiliare, ma per il momento senza risultato. Ma assicura che l’impegno del suo gruppo proseguirà su questo fronte come su altri che interessano i cittadini livornesi. Non ne dubitiamo.

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