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martedì 26 marzo 2019

L’eredità di Giorgio Kienerk è conservata a Fauglia


(Simone Consigli) Fauglia, 4 febbraio 2019 – Sono 130 le opere conservate a Fauglia, nel museo comunale dedicato al pittore e scultore fiorentino Giorgio Kienerk. La collezione ha preso vita nel 2008, quando la figlia dell’artista, Vittoria Kienerk, ha donato al Comune di Fauglia le opere conservate nella villa di Poggio alla Farnia in cui Kienerk ha passato le ultime venti estati prima della sua morte nel 1948.
Giorgio Kienerk nacque a Firenze nel 1869 e fu artista molto precoce, già a dodici anni entrò come apprendista nella bottega del macchiaiolo Adriano Cecioni. Il suo secondo maestro fu Telemaco Signorini. Sono di quegli anni i primi dipinti en plein air e le prime sperimentazioni post macchiaiole ed impressioniste che in seguito indirizzeranno l’artista alle correnti artistiche più seguite all’epoca, come l’art nouveau e il simbolismo, fino all’arte grafica, che lo vide protagonista, con la collaborazione con la nota rivista La Riviera Ligure e l’edizione domenicale de L’Avanti!.

Il Museo di Fauglia racchiude un vero e proprio tesoro, un’ampia collezione delle copertine e dei progetti calligrafici a firma Kienerk, che mostrano un motivo unico personale e ricorrente nello stile dell’artista, di cui sono ornati i corridoi della struttura. Il museo è sato ricavato nella struttura dell’ex carcere di Fauglia, all’interno di sei celle più l’abitazione dei secondini. Sono ancora conservati bocche di lupo, catenacci e infissi originali della prigione di fine Ottocento.

Kienerk diventò nel 1905 direttore della Scuola di Pittura di Pavia, ruolo che lo accompagnerà  per trent’anni e che sarà  spesso affiancato dall’insegnamento. In quegli anni crea ornamenti, busti e sculture per la Scuola di Pavia. Il tesoro dell’eredità  di Kienerk, conservato nel Museo di Fauglia, ha un carattere molto intimo e personale legato alla vita dell’artista. A Fauglia Kienerk si legò con la moglie Margherita Marcacci, qui ebbe modo di ritrarre la dolce e bassa collina circostante con tratti e pennellate di puro stile, che vanno dall’impressionismo al puntinismo. Impressionismo che è protagonista del ciclo di dipinti e ritratti raffiguranti la famiglia, soprattutto la figlia Vittoria, sempre assorta e poetica tra le onde quasi quadrate, classica linea in stile Kienerk, dei cappelli e delle gonne, dei nastri e dei riccioli dei capelli. Il percorso espositivo percorre tutti i momenti creativi dell’artista e nella sala finale presenta i due pezzi migliori, la scultura L’Anguilla, che realizzò a 23 anni ed è un capolavoro per plasticità  e espressività.
Si nota il tocco artistico nell’espressione del bambino intento ad afferrare l’animale. L’opera è conservata in marmo anche a Pavia ed è spesso richiesta da altre gallerie. A chiudere il più famoso ritratto della figlia Vittoria, pastello su carta e colori sfumati, sospeso, con cui Kienerk ci lascia senza fiato.

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