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lunedì 14 Ottobre 2019

L’ex segretario del Pci corre per una lista civica di area leghista


(Marco Ceccarini) Livorno, 23 maggio 2019 – Chi a Livorno non ricorda Sergio Landi, ex segretario provinciale del Pci, che da qualche anno, dopo la disgregazione del più grande partito comunista dell’occidente e dopo un veloce passaggio nel Pd, si muove in un’area politica che va dai Cinquestelle alla Lega? Pochi o nessuno, diciamo la verità. E questo anche se Landi, ormai da due anni e mezzo, abita a Roccastrada, borgo agricolo della Maremma grossetana.
Landi, 69 anni, livornese, già funzionario del Pci oltre che dirigente politico di quello stesso partito, laureato in Economia a Siena, ha lavorato a lungo nei settori dell’economia finanziaria e degli investimenti, prima di pensionarsi e di trasferirsi in provincia di Grosseto. Adesso si candida al consiglio comunale di Roccastrada nella lista Un Futuro per Tutti, una lista civica sostenuta da elettori che spaziano, in maggioranza, dai Cinquestelle alla Lega.

“Mi sono trasferito a Roccastrada dal dicembre 2016”, dice Landi a Costa Ovest. “La nostra lista è sostenuta da elettori di area civica vicini ai Cinquestelle e alla Lega. E’ la lista più giovane tra quelle che si presentano alle amministrative di Roccastrada, un comune che sonnecchia sotto la cappa di piombo di Peppone e Don Camillo tra promesse, pressioni e ricatti”. E ancora: “Roccastrada è un comune con un bilancio sull’orlo di una crisi di liquidità”.

Il candidato sindaco di Un Futuro per Tutti è Ulderico Brogi, avvocato, 48 anni, di area leghista. Un punto, questo, che per Landi, che è stato nel Pci di Berlinguer, non rappresenta però un problema. Lui, anzi, ama ricordare come le politiche delle amministrazioni comuniste di Livorno degli anni Settanta, a suo dire, assomiglino a quanto oggi propone la Lega di Salvini nel senso che la distruzione delle baraccopoli livornesi al fine di sradicare l’indigenza e l’insicurezza sociale non fu dissimile nello scopo, secondo lui, all’odierna volontà della Lega di eliminare i luoghi in cui proliferano la malavita e il degrado e dove gli immigrati irregolari, in assenza di politiche di regolamentazione dei flussi e finalizzate a un innalzamento collettivo della qualità della vita, sono destinati a diventare, giocoforza, la manodopera a basso costo di quel sistema malavitoso invece da sradicare.

Significativa è la chiosa che Landi fa al suo ragionamento: “Io non sono affatto cambiato. Sono rimasto fermo. E’ la sinistra che ha cambiato orizzonte, riferimenti e convincimenti. Io sto, come in passato, dalla parte dei lavoratori e di chi chiede più benessere sociale, più uguaglianza e maggiore sicurezza”.

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