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1 Ottobre 2020

L’intelligenza è la difesa dai terremoti


(Ruggero Morelli) – novembre. Dopo il sisma dell’agosto scorso e durante le violente scosse di questi giorni ho ascoltato voci qualificate che indicano alcune cose da fare per non abbandonarsi alle frasi come: “E’ il destino, è la fatalità, non c’è più nulla è tutto perduto…’’. Tra queste spiccano le tesi dell’ingegner Patrizia Angeli , dell’ingegner Giovanni Azzone e dell’architetto Renzo Piano.
I terremoti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Purtroppo. La terra trema. Dobbiamo difenderci.
Ecco alcune utili loro considerazioni.
“E la natura non è né buona né cattiva. È semplicemente, e brutalmente, indifferente. Ma noi abbiamo una grande forza, una forza che la stessa natura ci ha dato in dono: l’intelligenza.’
La storia insegna: ci siamo sempre difesi, con moli, dighe, argini, case e con la medicina.
‘’Tocca a noi, al senso di responsabilità, investire la giusta energia nella messa in sicurezza delle nostre case. Abbiamo il dovere di rendere meno fragile la bellezza dell’Italia ingentilita e antropizzata dai nostri antenati’’.
Come disse Sandro Pertini, dopo il terremoto in Irpinia: il miglior modo di ricordare i morti è quello di pensare ai vivi. Aveva ragione.
“Non possiamo tollerare che crollino interi paesi e centinaia di persone restino sepolte sotto le macerie. Possediamo le tecniche e le conoscenze per proteggerci. Deve entrare in modo permanente nelle nostre coscienze ancora prima che nelle leggi, parlo del dovere di rendere antisismici gli edifici in cui viviamo; tantissime famiglie vivono incoscientemente in zone sismiche (lungo tutta la dorsale degli Appennini, la spina dorsale dell’Italia da Nord a Sud) in case insicure. C’è qualcosa che non torna”.
Che cosa fare? Rendiamo sicuro un patrimonio insicuro che sono le nostre case.
“Credo si debba guardare lontano. Penso a un progetto di lungo respiro, a un piano per le future generazioni che duri cinquant’anni. Bisogna intervenire con sgravi e incentivi quando passa in eredità la casa dei nonni e la nuova generazione è più interessata a ristrutturarla. E in quel momento bisogna pensare alla sicurezza dell’edificio”.
Abbiamo case e chiese ben costruite dal 1300 al 1974, e edifici che sono stati mal costruiti dopo il 1974; lo abbiamo veduto nei disastri dei recenti sisma, ed in alcuni processi penali conseguenti a morti che non dovevano accadere. Come quelle eclatanti di bambini e studenti universitari.
Per far partire questo grande cantiere si comincia applicando la capacità degli ingegneri, che è precisa, oggettiva, per l’appunto scientifica. Fare la diagnosi come un bravo medico. Ci sono apparecchiature sofisticatissime e strumentazioni d’avanguardia che produciamo in Italia, e d’altronde esportiamo negli altri continenti. Non siamo un Paese arretrato. Con la termografia possiamo determinare lo stato di salute di un muro senza neppure bucarlo.
“L’arte del conoscere e del sapere consente la massima efficacia senza accanirsi sugli abitanti, senza doverli allontanare durante il cantiere. Non si deve sradicare la gente da dove ha vissuto, è un atto crudele. C’è un legame indissolubile tra le pietre e le persone che le abitano.’’
Certo i tempi del cantiere leggero sono più lunghi, questa è un’operazione sottile che implica pazienza e continuità.
Una operazione del genere, anche se invero molto modesta al confronto, fu lanciata da Innocenzo Cipolletta, economista, rettore della università di Trento, per le facciata dei palazzi.
Un piano nazionale per restaurare le molte facciate degradate a costi accettabilissimi per i proprietari dei singoli appartamenti. Con il risultato di dare fiato all’edilizia in crisi, di migliorare le sorti del turismo, e quindi un’operazione vantaggiosa per lo Stato.