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24 Settembre 2020

Livorno, accordo di programma in chiaroscuro dopo l’incontro a Roma


Livorno, 9 novembre. E’ un bilancio luci e ombre quello illustrato questa mattina al ministero dello Sviluppo Economico a Roma, nel corso del tavolo tecnico utile a fare il punto sull’attuazione dell’Accordo di Programma per il rilancio di Livorno. La notizia giunge dalla capitale e non riempie di gioia, anche se non è del tutto deludente.
Buoni i risultati ottenuti dalla Regione – sottlineano dal Comune – che ha approvato la graduatoria relativa ai Protocolli di Insediamento: le 8 imprese ammesse hanno presentato progetti per 12,6 milioni di euro complessivi, che beneficeranno di un contributo di 5,3 milioni da parte della Regione e permetteranno di creare 64 nuovi posti di lavoro.
Molto deludenti invece i risultati di Invitalia. Il 7 aprile scorso si è chiuso il bando da 10 milioni di euro per incentivare la riqualificazione industriale di Livorno. Delle 12 domande arrivate, ben quattro sono state respinte, tre aziende si sono tirate indietro, mentre per altre due realtà l’istruttoria è ancora in corso.
“Siamo di fronte a un flop senza mezzi termini – ha commentato l’assessore allo sviluppo economico, Francesca Martini (nella foto), che ha partecipato al tavolo al Mise in rappresentanza del Comune di Livorno – Non solo le informazioni che ci sono state fornite da Invitalia sono carenti e non supportate da alcun documento ufficiale, ma il fatto che in 7 mesi non si sia riusciti a completare l’istruttoria è quantomeno imbarazzante. Per questo io auspico che i 10 milioni di euro investiti dal governo su Livorno possano essere gestiti d’ora in poi direttamente dai territori o che possano contribuire a finanziare nuovi bandi regionali”.
“C’è un dato di fatto incontrovertibile – ha aggiunto l’assessore Martini – Le imprese hanno candidato progetti anche ambiziosi presso la Regione, che ha scelto un meccanismo light e intelligente come i Protocolli di Insediamento, mentre si sono tenute alla larga dalla burocrazia ministeriale. Bisogna prendere atto che ormai sono vitali le piccole e medie imprese che fanno innovazione e questo tipo di realtà ha bisogno di risposte rapide ed efficaci. Noi invece siamo ingessati da una norma che risale al 1989 e che impone che i fondi ministeriali siano gestiti da Invitalia. Mi domando: come si può fare sviluppo nelle aree di crisi con una legge medievale?”.