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28 Settembre 2020

Livorno. La Cgil su Industria 4.0: una partita tutta da giocare sul territorio


(Massimo Masiero) Livorno, 14 ottobre. La digitalizzazione è una problema o una risorsa? Alla domanda attualissima ha cercato di dare una risposta il convegno-seminario organizzato dalla Cgil provinciale che si è posta in dirittura d’arrivo, o di partenza, per cercare di preparare al futuro ormai prossimo di queste “nuove tecnologie”, le categoria dei lavoratori, con particolare riguardo a quelli del territorio di Livorno e provincia, quelli dell’ area di crisi complessa”, che rischiano una lunga emarginazione dai posti di lavoro se non sapranno inserirsi con intuito e capacità professionale nei nuovi cicli produttivi, creati dal sapersi districare nell’ambito delle nuove esperienze, che emergono dalle aziende supertecnologiche. Un discorso lungo e complesso ,ma che significa anche che occorre rimboccarsi le maniche sin da subito per affrontare la realtà industriale, quella della 4.0, che porterà a grandi cambiamenti nelle aziende. Ne è convinto Fabrizio Zannotti, segretario Cgil, che ha sottolineato come sia necessario coniugare il mondo della trasformazione industriale con la realtà che stiamo vivendo perché Livorno è nel pieno di questa rivoluzione e dovrà farne i conti da subito per evitare che sia ancora costretta ad arrancare alla conquista di nuovi e difficili posti di lavoro. Non c’è più tempo per uscire dalla crisi pensando di aggirarla con i vecchi schemi dell’industria di Stato, ma occorre guardare avanti verso le prospettive offerte dall’industria 4.0. Su questa ottica si potrà guardare al futuro, ma è necessario anche capire se l’organizzazione sindacale e i lavoratori sono pronti a stare al passo con i tempi nuovi, che ormai sono entrati nelle pieghe delle nuove realtà aziendali. Ed è anche importante che le istituzioni siano in grado di preparare professionalmente, con l’organizzazione di corsi di qualificazione, i lavoratori ai “nuovi” impegni digitali per evitare che le aziende, e collaborando con esse, si rivolgano soltanto a personale tecnico giovane ed esperto. L’altro importante aspetto è quello del riutilizzo delle aree, grandi e piccole, abbandonate dalle aziende chiuse e trasferite altrove, che hanno lasciato i terreni a disposizione di possibili nuovi insediamenti, ma devastati dall’inquinamento del suolo e che hanno necessità di essere bonificati e resi di nuovo disoponibili per l’uomo e l’industria. I costi previsti sono altissimi e le risorse disponibili non sufficienti, difficili i finanziamenti, lunghi i tempi per gli interventi. Le fabbriche non hanno tempo da perdere e preferiscono luoghi, che offrono minori costi per gli insediamenti. Le istituzioni statali, regionali e locali pertanto sono chiamate a svolgere un ruolo essenziale nello sviluppo di queste aree, che sono favorite da regolamenti vigenti appunto perché aree di crisi complessa. Il primo sguardo sul territorio locale è rivolto alle attività del porto, alla Darsena Europa e a tutto quello che ad essa è collegata. E’ tuttavia assolutamente indispensabile tener conto della reale situazione dei lavoratori che sono stati “espulsi” dall’industria senza loro colpa, ma che rischiano l’emarginazione perché la manovalanza attiva oggi può essere sostituita dal computer. Non a caso i sindacati hanno chiesto a Livorno gli stati generali del lavoro: un tavolo di confronto e di concertazione sulla situazione occupazionale del territorio con una visione allargata a quelle circostanti, che fanno parte ormai dello stesso tessuto economico-industriale e occupazionale. Il convegno-seminario , “La rivoluzione digitale sulle trasformazioni delle società nell’èra 4.0, all’istituto Mascagni, moderato da Simone Angella della segreteria Cgil livornese e concluso da Mirko Lami della segreteria regionale, è stata l’occasione per un gruppo di esperti di offrire un quadro aggiornato sulla digitalizzazione dell’economia e su come influenzerà il mondo del lavoro, sulla possibilità di governare la “rigenerazione” urbana e del territorio con nuove metodologie, di come poter andare verso un welfare 4.0 e di come si sta orientando la logistica al tempo del cibernetica e della robotica. Ne hanno parlato Luca Beltrametti, dipartimento Economia dell’Università di Genova, Alfredo Martini, amministratore delegato della società “Strategie”, Elena Como dell’Agenzia Lama e Marco Tognetti, Università Isia di Firenze. La Cgil si sta preparando al nuovo che avanza, con la strategia contenuta nel progetto “Idea Diffusa”, che intende governare il cambiamento dell’industria 4.0 con la tutela e i diritti dei lavoratori, ma nello stesso tempo contrattando anticipatamente “per sfidare le imprese, l’attore pubblico, la società a muoversi verso un modello di sviluppo che sia in grado di cogliere le opportunità offerte dalla tecnologia per costruire un mondo migliore e una società più giusta”. Se non utopica, almeno è una realtà da affrontare con decisione e, il più possibile, con serenità, per uscirne con il meno danno per tutti.
Alessio Gramolati (nella foto) è stato incaricato dalla Cgil nazionale del coordinamento delle politiche industriali. Ha tracciato un ampio quadro storico giungendo all’attuale modello industriale, non dando nulla per scontato, non temendo vi siano catastrofici rischi di fine lavoro per la manodopera, evitando spaccature tra vecchio e nuovo, affrontando con serenità il futuro, che sarà ormai sempre più “digitalizzazione” , ma sapendolo governare con la preparazione necessaria dell’ingegno creato dall’uomo. Alla domanda più ovvia, il digitale ridurrà i posti di lavoro, ha risposto con la forza delle idee: il digitale creerà grandi opportunità di occupazione, più competizione, più investimenti tecnologici. Sarà valorizzato il lavoro cognitivo. Ne trarranno vantaggio le economie più avanzata dell’Occidente e quindi anche l’Italia. Ma vi saranno anche grande prospettive per i servizi di vario genere, che si affidano sempre più ai dati. La debolezza? Il rischio che aumenti il divario tra gli inclusi nelle aziende e gli esclusi. Aumenteranno gli investimenti le sempre maggiori opportunità per le grandi imprese. Occupazione? E’ difficile fare delle ipotesi. Tutte quelle finora rese note sono inattendibili. Non c’è certezza. Occorrerà portare il lavoratore di media età, “analfabeta”, alla conoscenza del “digitale”, che sarà invece molto aperto e appetibile per i giovani. La partita è tutta da giocare. masierolivorno@gmail.com