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22 Settembre 2020

Livorno. Dossier dell’Accademia Avvalorati su opere d’arte scomparse dal 1939 al 1945


Livorno,30 maggio. Le opere d’arte scomparse, o trafugate, della città durante il periodo della seconda guerra mondiale, dagli anni 1939 al 1945, possono essere oggetto di una nuova indagine per verificare se sono da considerare definitivamente non recuperabili, o se in qualche caso si possa risalire alla loro attuale collocazione. L’Associazione Accademia degli Avvalorati, ed in particolare il suo presidente Massimo Signorini, musicista e autore, ha cercato di suscitare l’interesse su questo interessante argomento preparando un dossier, consegnato al gruppo tutela patrimonio dei Carabinieri, nel quale, dopo una dettagliata ricerca, si elencano le numerose opere scomparse dal territorio comunale. Indagine dettagliata, ma non completa, anche se suscettibile di miglioramento, ha sostenuto oggi pomeriggio lo stesso presidente nel presentarla in un incontro nel salone della Provincia, al quale hanno partecipato l’assessore comunale alla cultura Francesco Belais, rappresentanti del Comando dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, magistrati, esperti e cultori d’arte. Il capitano Lanfranco Disipio, comando carabinieri per la tutela e il recupero del patrimonio culturale di Firenze, ha illustrato l’attività svolta dal 1969, anno di costituzione del gruppo fino alle indagini più recenti, ricordando episodi e vicende che videro i 270 militari impegnati in operazioni in cui rischiarono la loro stessa incolumità. E in particolare sottolineando come Rodolfo Siviero, il capo leggendario della delegazione italiana, insignito di alta onorificenza dello Stato, si adoperò in azioni anche pericolose, che permisero il recupero di migliaia di opere appartenenti allo Stato italiano, trafugate e sparse in ogni angolo del mondo.
Ed anche di Livorno Siviero si interessò, sebbene le indagini finirono per dissolversi per mancanza di supporti concreti al di là degli elenchi scritti di opere scomparse. Gran parte del patrimonio artistico del Museo Civico Fattori fu trasferito al riparo alla Certosa di Calci e nella villa medicea di Poggio a Caiano e poi ricollocate in città. La Chiesa degli Armeni fu depredata di tutto – come ha poi confermato il professor Giangiacomo Panessa, console onorario di Grecia, che ancora oggi rappresenta il patriarcato armeno di Roma e ne custodisce il complesso – comprese le mattonelle nell’immediato dopoguerra. E si presume che le opere scomparse non siano andate molto lontano dalla terra toscana.
Il professor Piero Sanpaolesi, soprintendente ai Monumenti e alla Gallerie di Pisa e Livorno di allora, si prodigò per favorire il rientro e il recupero, in cui ebbe parte importante anche Giuseppe Costagliolai, custode del museo civico Fattori di Livorno.
L’indagine dell’Associazione è stata illustrata con la proiezione delle schede sullo schermo con l’elenco delle opere scomparse o ritenute tali, illustrata da foto storiche. Nel dopoguerra vi fu poi, nella fretta di cancellare un passato di bombardamenti distruttivi della quasi totalità della città, una corsa al facile abbattimento di monumenti e di edifici storici.
La conferenza ha posto le basi per l’apertura di un nuovo filone d’indagine e di ricerca da parte del gruppo specializzato dei Carabinieri di Firenze in linea con le segnalazioni dettagliate provenienti da musei e associazioni pubbliche e private. Ha aperto inoltre un nuovo capitolo per la valorizzazione del patriminio artistico esistente con le iniziative dell’Associazione, già realizzate nei mesi scorsi, che intanto ha programmato per venerdì 16 giugno, la riscoperta la valorizzazione del “Patronato Teatrale Città di Livorno”, con l’apposizione di una lapide muraria in via della Posta in città, che è considerato l’unico esempio in Europa. Nella foto: “L’Incoronazione della Vergine” di Giorgio Vasari nella Chiesa di Santa Caterina.