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domenica 22 ottobre 2017

Livorno, quella notte, un mese fa: dalla tragedia del nubifragio all’orgoglio della città


(Massimo Masiero) Livorno, 9 ottobre. Un mese da quella notte maledetta del 9 settembre, che ha cancellato parte della città. Otto morti e tanti feriti, acqua e fango che dai rii si è riversata su case, cose e persone, seminando tragedie, danni e disastri in poche ore di nubifragio. Lo sconforto, il pianto e la rabbia. Poi la reazione e la forza dopo la disperazione, la voglia e l’orgoglio di rialzarsi, l’arrivo dei “bimbi della mota” dopo poche ore nelle strade, nei cortili e nelle case per aiutare la città e i livornesi, il sorgere delle mense nei circoli, delle raccolte di tutto, un movimento spontaneo, insieme alle associazioni di volontariato, alle istituzioni, alla protezione civile, alle forze armate. Una macchina di sostegno, dopo le prime inutili e inopportune polemiche, che in un mese da Regione, Governo e Comune, ha convogliato aiuti a cittadini, imprese e associazioni. Gli uffici per le richieste sono già funzionanti. 130-140 milioni le prime stime di danni, alcune decine di milioni, oltre quaranta, già disponibili. Gli interventi su argini e alvei dei corsi d’acqua in corso da giorni. I primi accertamenti in programma sulle “casse d’espansione” per evitare altri disastri, il controllo dei territori collinari e cittadini, una difesa del suolo attenta, sistemi d’allerta efficienti per avvertire la popolazione. Su queste linee di procederà nel futuro dei prossimi giorni. Anche con l’indagine della Magistratura per l’accertamento delle responsabilità. E con le altre indagini delle commissioni comunali sui fatti “accaduti la notte tra il 9 e il 10 settembre”, presieduta da Yari De Filicaia, Pd, e per “analizzare proposte politiche di miglioramento e funzionamento del sistema di protezione civile”, presidente Francesco Bastone, M5s. Oggi la prima riunione, le altre entro il 28-30 del mese, ha annunciato lo stesso Bastone. Novanta giorni di tempo, in tutto, per giungere ad una conclusione. Ma che sia concreta per i tanti che aspettano parole di certezza e di chiarezza perché l’accaduto non accada più.

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