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domenica 22 luglio 2018

L’opposizione del Pd illustrata da Romano e Marcucci


(Ruggero Morelli) Livorno, 14 aprile. Gli eletti Andrea Romano e Andrea Marcucci, ieri, hanno descritto quale opposizione farà il Pd, allo stato delle trattative per il nuovo governo, parlando all’assemblea, organizzata al circolo San Marco Pontino.
I 5Stelle e Centro Destra hanno già stipulato un accordo e lo metteranno in esecuzione appena passate le elezioni regionali. Al momento recitano la parte dei litiganti per guadagnare tempo.
L’accordo è pronosticato da alcuni autorevoli commentatori di questa fase non facile del dopo 4 marzo 2018. Altri invitano il Pd a collaborare con il Presidente della Repubblica indicando la priorità per i prossimi anni di una politica verso e con l’Europa, per trascinare la discussione su questo tema dirimente. Altri uniscono a questo la opportunità per il Pd di tornare a mettere in risalto la proposta di eliminare il senato, le province ed il Cnel, unita a quella di aumentare risorse per il Rei e di diminuire il debito pubblico. E, probabilmente, ad affrontare il tema della sicurezza urbana riprendendo proposte abbandonate al tempo del ministro dell’interno Alfano.
Da un lato l’accordo Centro Destra – 5Stelle ha un limite interno che deriva dalle promesse elettorali che in qualche misura debbono pur essere rispettate, anche se diverse; dall’altro l’accordo trova un secondo limite nel Parlamento europeo. Infatti anche se entrambi hanno rinunciato – sembra – ai referendum anti Europa-euro, hanno proposte di cambiamento da avanzare al Parlamento europeo, e queste per essere approvate dovranno trovare le maggioranze.
Si parla ad esempio della convenzione di Dublino sul diritto di asilo, e la sospensione del fiscal compact. I paesi del Visegrad sono contrari ad ogni cambiamento della politica verso i migranti, i paesi del nord con Olanda in testa sono contrari ad allentare la poltica fiscale. Francia e Germania non saranno ben disposti verso un governo retto da chi guarda piuttosto entro i confini .
Nel Parlamento europeo la Lega è nel raggruppamento di estrema destra Europe of Nations and Freedom di Marie Le Pen, mentre i 5 Stelle fanno parte di Europe of Freedom and Direct Democracy con Nigel Farage; insieme hanno oggi 84 deputati su 751. Se anche alle elezioni del 2019 i paesi ‘sovranisti’ aumenteranno i voti, non potranno raggiungere la maggioranza per le riforme che vorrebbero.
Inoltre abbiamo letto che per le elezioni del 2019 varrà la regola che il primo in lista di ogni gruppo è il candidato alla presidenza della commissione; quindi le liste che saranno formate dalle coalizioni avranno un bel daffare nella scelta. Questo è il quadro nel quale i due vincitori del 4 marzo devono trovare la quadra. Ma c’è dell’altro, come ci dicono Alesina e Giavazzi. Con la eventuale attuazione delle promesse dei ”vincitori” si stima che il deficit dei conti pubblici crescerebbe del 5 per cento e questo mentre il piano del governo Gentiloni approvato a dicembre scorso dal Parlamento scenderebbe dal 132 al 125 per cento
Questa farebbe saltare l’impegno preso con l’Europa di raggiungere nei tre anni il pareggio di bilancio. E frenerebbe la modesta ripresa avviata e certificata. Così il nuovo esecutivo si troverebbe a presentare al Parlamento una proposta di bilancio accompagnata da un parere negativo dell’Europa.
Questo scenario,” che finora non è mai accaduto, farebbe si che gli investitori stranieri, i quali detengono il 40 per cento dei nostri titoli di stato, non si fiderebbero più e li venderebbero.”
Scrivono Alesina e Giavazzi che:”C’è già chi ha iniziato a vendere a termine…cioè ad ottobre..”. Come è già successo nel 2011, il maggior costo del debito per interessi, avrebbe bisogno di altre tasse.
La prospettiva di nuove entrate necessarie, integra tra le ipotesi quella di una patrimoniale per sfuggire al commissariamento della Troika. Ma la patrimoniale creerebbe problemi di liquidità per la maggior parte delle famiglie italiane proprietarie delle abitazioni. E creerebbe un altro divario tra nord e sud atteso che da indagini attendibili nel nostro sud molte abitazioni non sono censite al catasto. Quindi una patrimoniale troverà difficoltà insuperabili per un governo Cdx-5Stelle. Ed allora si riaffaccerebbe il tema della uscita dall’euro o dall’Europa. Tema più caro alla Lega ma non a FI dopo l’abbraccio Berlusconi con Junker, o ai 5Stelle che hanno molto abbassato i toni.
Da queste valutazioni nasce la strada che il Pd può percorrere nel ruolo di opposizione. Più Europa secondo il rinnovato spirito di Ventotene, e prosecuzione con ampliamento e/o miglioramento di riforme avviate. Dal salto verso il maggior debito per riforme impossibili come flat tax, reddito di cittadinanza, eliminare la Fornero, a riforme vere e graduali che contrastano con le promesse della campagna elettorale.
Il 21 aprile i candidati alla segreteria dovranno presentare le loro indicazioni per la strada che il Pd dovrà percorrere. ruggeromorelli@libero.it

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