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martedì 18 settembre 2018

Maria Chiara Carrozza nel suo libro: i Robot sono già tra noi


(Lamberto Frontera) Livorno, 12 marzo. Il libro “I Robot e noi”, Ed.Il Mulino, di Maria Chiara Carrozza, docente di Bioingegneria Industriale Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ci invita ad intraprendere un viaggio nelle novità del mondo della robotica. Un percorso indispensabile per capire il nostro presente ed i cambiamenti che investiranno, ancor più nel prossimo futuro, le nostre società. Che sia la Quarta rivoluzione o solo uno sviluppo impressionante della Terza lo valuteranno forse meglio, a posteriori, gli storici e gli scienziati. Ciò che conta capire ora è che i robot sono già tra di noi, nelle nostre case, nelle scuole, nei servizi pubblici e non più solo nell’industria o nell’ambito militare. L’auto che si guida da sola, già realizzata ed in attesa della risoluzione di problemi normativi, giuridici ed assicurativi, prima di essere prodotta su larga scala ed essere immessa sul mercato, ne è il simbolo di maggior impatto. Sistemi intelligenti capaci di regolarsi ed operare autonomamente, ovvero di scegliere la risposta funzionale più giusta agli stimoli provenienti dall’esterno, fanno il loro ingresso nei servizi domestici, nell’insegnamento e nella sanità.
Saranno nostri amici: la paura di molti verso questo futuro non ha ragion d’essere. Grandi ed affascinanti saranno le sfide che sorgeranno da questi cambiamenti, dei cui effetti sull’economia e sulla società, oggi si può solo intuire la vastità.
Di esempi di alta ingegneria applicata a vari contesti, di nuovi metodi e dell’entusiasmante mondo della ricerca applicata il libro della Carrozza offre un’ampia descrizione e ci invita all’approfondimento ed alla discussione, seguendo una moderna e sempre più attuale concezione del ruolo sociale e culturale dello scienziato nella società contemporanea.
Personalmente sono stato molto colpito da due spunti che mi sono parsi particolarmente innovativi e stimolanti.
Il primo riguarda l’orizzonte interdisciplinare (o addirittura antidisciplinare) che Carrozza ritiene indispensabile per affrontare gli sviluppi della robotica.
“Nel prossimo futuro c’è una sfida enorme per le scienze umane e sociali, per capire e analizzare le trasformazioni sociali che stiamo vivendo. Una sfida in cui, come abbiamo visto, è cruciale l’antidisciplinarietà, proprio perché noi scienziati duri e ingegneri non abbiamo tutti gli strumenti culturali per capire ed affrontare le implicazioni umanistiche della rivoluzione industriale”, scrive a pagina 48.
Una visione di impronta progressista, come la stessa Carrozza non ha timore di precisare nelle pagine conclusive, che, da studente di scienze politiche, ritengo importante perché non offre spazi alla tentazione tecnocratica, una scorciatoia non di rado intravista e predicata (o temuta) da non pochi autori.
Il secondo attiene alla sfera, ampiamente trattata, in modo molto interessante, delle connessioni tra robotica e biologia, analizzando gli sviluppi della bioingegneria (la mano artificiale) e la bionica. Argomenti che aprono enormi possibilità di sviluppo della robotica, emerge il tema della bio-ispirazione della ricerca, sviluppata da Carrozza e dal suo maestro, il professor Paolo Dario, ovvero un indirizzo che trae ispirazione dallo studio funzionale dei sistemi biologici come modello per la progettazione. Una appassionante prospettiva che affianca, su un piano di parità, ingegneria e biologia e ne lascia intravedere imprevisti quanto interessanti incroci. lambertofrontera@gmail.com

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