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25 Ottobre 2020

Mario Capanna, dopo il ’68, ragionare insieme per migliorarsi


(Tonia Llantes) Livorno, 15 febbraio – Le immagini rigorosamente in bianco e nero scorrono veloci nel video che Paolo Gangemi, storico esponente dell’Unione Inquilini di Livorno, ha assemblato in occasione dei 50 anni dalla sua fondazione. Correva l’anno 1968, quella della rivoluzione culturale in Italia e nel mondo, innescata dal movimento degli studenti coinvolgendo poi la classe operaia e gli intellettuali progressisti.
Un amarcord che ci ha riportato con la memoria alle manifestazioni chilometriche dove studenti, operai e i cosiddetti colletti bianchi mostravano striscioni con le scritte VOGLIAMO PENSARE, SIAMO STANCHI DI PIANGERE I COMPAGNI UCCISI, IL VIETNAM IN FABBRICA e così via.

Riaccese le luci, la presidente dell’Unione Inquilini di Livorno, Daria Faggi, ha presentato il vecchio compagno ed amico Mario Capanna come il leader maximo del movimento studentesco italiano, invitato per l’occasione a presentare il suo libro NOI TUTTI alla Bottega del Caffè, a Livorno. Un doppio cinquantesimo, dunque, visto che l’unione è stata il prodotto naturale delle battaglie del movimento per il diritto alla casa.
Mario Capanna – oggi, un pacato signore dallo sguardo bonario e penetrante, ieri, come si è visto nelle foto di repertorio, un giovanissimo studente con capelli e folta barba nera alla Che Guevara , urlante nel megafono – ha ringraziato dicendosi consapevole di non meritare tale definizione. Troppo modesto. Mario Capanna, nato a Città di Castello nel 1945, è stato davvero il leader più rappresentativo del movimento studentesco italiano e poi “parlamentare europeo e deputato, scrittore, giornalista pubblicista, coltivatore diretto, apicoltore” come si legge in copertina.

Ha scritto molto su quegli anni: “Lettera a mio figlio sul sessantotto” e il più famoso “Formidabili quegli anni”, di cui è stata pubblicata da Garzanti l’edizione aggiornata.

Ma è lo stesso Capanna che mette in guardia dal non confondere il ricordo con la nostalgia.
Ricordare, appunto, nel significato latino e cioè re-cordis (cuore), unisce il sentimento alla memoria, un’energia potente che non ci può fermare al presente, ma ci deve proiettare verso futuro. Niente a che vedere con la nostalgia che ci ingessa al passato. Ricordare per riflettere sugli errori, per ragionare sulla portata rivoluzionaria di quella stagione che ha partorito il nuovo Diritto di Famiglia, le riforme per il diritto allo studio per tutti, lo Statuto dei lavoratori e su questo punto ricorda che nemmeno Belusconi era riuscito ad abolire l’art. 18, impresa che è invece riuscita in un battibaleno a Renzi, capo del Partito Democratico, un partito di sinistra.

E da questo contraddizione parte la sua analisi sul presente: ” Un nuovo sessantotto non basterebbe: occorre qualcosa di più e di meglio, se gli esseri umani vogliono avere un futuro”.
Per superare la devastazione prodotta dai poteri, soprattutto finanziari che dominano la politica, negli ultimi cinquant’anni, quella che papà Francesco ha definito “la terza guerra mondiale a pezzi” oltre all’irrazionalita’ moderna del profitto, la globalizzazione diseguale, Mario Capanna lancia un messaggio di grande speranza riassunta in un pronome: noi. Rafforzato da “tutti”, perché nessuno si deve sentire escluso.
“Perché solo con la capacità di superare l’individualismo, di ragionare insieme per migliorarci, di procedere al di là dell’isolamento, è ancora possibile costruire un futuro per noi, per il pianeta che abitiamo, e per tutti quelli che verranno”.

Anche il sindaco Filippo Nogarin è intervenuto per salutare e ringraziare Mario Capanna. Il dibattito che ne è seguito ha visto gli interventi di Luca Filippi, nuovo segretario della SILP (sindacato italiano lavoratori polizia) della CGIL di Livorno, Vanessa Sormani, presidente CASALP e di altri cittadini presenti.
Sia Capanna che Faggi hanno ricordato il compagno Mirko Carovano suicidatosi, a quanto sembra, a causa di una depressione provocatagli dalla perdita del lavoro per la chiusura della Delphi di Livorno, in cui lavorava, l’ennesima dimostrazione di quanto sia devastante la perdita del lavoro e come, nonostante uno tenti tutte le strade possibili, alla fine perda ogni fiducia nel futuro. E nella vita. (Nella foto da sin:Daria Faggi, Filippo Nogarin, Mario Capanna, Paolo Gangemi)