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26 Settembre 2020

Un libro bianco sull’accoglienza ai profughi in Toscana


Firenze, 16 luglio – Le migrazioni verso l’Europa non sono più un fenomeno emergenziale, ma strutturale. E’ necessario pertanto un sistema per gestirlo stabilmente. E’ la premessa del “Libro bianco sull’accoglienza ai richiedenti asilo politico e protezione internazionale”, in cui si illustra il modello istituzionale e sociale della Toscana, che è basato sull’accoglienza diffusa con al centro il territorio e sulle politiche integrate.
Il libro bianco della Regione e Anci Toscana presentato di recente indica in 12.763 i migranti ospitati in Toscana nell’ambito di 864 strutture a cui vanno aggiunti gli oltre 900 accolti nei centri Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). I dati sottolineano la necessità di mantenere un’accoglienza capillare e diffusa: la strutture hanno una media di 14 migranti ospitati.
Poi indica gli elementi innovativi. Il libro bianco è il risultato di un percorso di condivisione e partecipazione degli attori dell’accoglienza: Regione e Comuni, associazioni di volontariato, parti sociali, università e enti gestori.
Il contributo di tutti, unitamente all’analisi di circa 200 progetti di accoglienza, frutto di altrettante esperienze concrete, ha consentito di giungere alla redazione di questo documento, in cui sono indicati principi e requisiti del sistema di accoglienza, è definito un nuovo modello di governance, che pone al centro il territorio, favorisce l’accoglienza diffusa, incoraggia l’aggregazione dei comuni, stabilisce gli standard minimi di accoglienza e propone politiche integrate. Sono queste le esigenze fondamentali del migrante, dai bisogni socio sanitari alla formazione linguistica e lavorativa.
I principi del libro bianco
Sono sette i principi individuati dal Libro bianco come capisaldi della politica di accoglienza. Si parte dal principio che il fenomeno migratorio è strutturale e non emergenziale e per affrontarlo stabilmente occorre costruire politiche di ampio respiro indirizzate verso un obiettivo: la coesione sociale. Per far questo occorre riconoscere nel migrante la persona, rafforzando i servizi volti a far fronte alla vulnerabilità della sua situazione e promuovendo azioni per creare relazioni tra persone accolte e comunità accogliente. Nella creazione di queste politiche programmate e stabili il ruolo centrale deve spettare al soggetto pubblico. Accanto a esso perno del sistema devono essere i territori attraverso il tessuto istituzionale e sociale (associazioni di volontariato, terzo settore, associazioni di categoria). Infine si propone la promozione della cooperazione territoriale internazionale come strumento di rafforzamento delle relazioni con i Paesi di origine e quindi come parte del sistema di accoglienza
La centralità dei comuni
Il modello toscano vuol stimolare i comuni e le realtà sociali presenti sul territorio a aggregarsi per partecipare alla gestione dell’accoglienza: in questo modo i comuni potranno attrezzarsi per gestire l’accoglienza e governarla, senza più subirla. Il nuovo modello di accoglienza toscano vuole puntare sulla stipula di convenzioni dirette tra Prefetture e istituzioni sovracomunali (Province, Unioni di comuni, Circondari, Società della Salute) o tra Prefetture e Comuni capoluogo in modo da assegnare al soggetto pubblico territoriale il ruolo di regìa, indirizzo e coordinamento dei servizi di accoglienza straordinaria. In questo quadro, si propone anche la redazione di un modello di capitolato unico regionale per i servizi di accoglienza per garantire standard omogenei sul territorio, innalzarne la qualità generale e valorizzare le realtà del terzo settore.
Verso una politica integrata dell’accoglienza
Il libro bianco si concentra poi sulla costruzione di una politica integrata dell’accoglienza: accanto ai bisogni primari del migrante si costruisce un sistema articolato dei servizi necessari a far crescere a tutto tondo la presenza del migrante nel contesto sociale.
Tre i fulcri di queste politiche. Il primo: l’affermazione del valore dell’istruzione di base e della conoscenza delle lingua italiana come requisito per la tutela dell’individuo (la formazione linguistica è il primo passo perché le persone accolte possano interagire con le comunità locali e inserirsi in modo positivo nel tessuto sociale con cui entrano in contatto). Il secondo: il riconoscimento dell’importanza dell’inserimento socio-lavorativo delle persone accolte, in quanto strumento per l’emancipazione dal sistema di accoglienza e occasione per maturare esperienze e competenze che potenzialmente possono essere spese nel paese di origine in caso di rimpatrio. Per favorire l’inserimento socio-lavorativo si ritiene necessario potenziare gli strumenti per la formazione professionale. Infine il terzo: una riposta adeguata ai bisogni socio-sanitari. All’interno del libro bianco si punta ad individuare un percorso chiaro ed uniforme per l’accesso e la presa in carico dei servizi e a qualificare – attraverso la definizione di specifici percorsi formativi – il personale deputato all’accompagnamento, alla diagnosi e alla cura delle persone accolte, con strumenti di rinforzo al dialogo interculturale.
Il “Libro bianco sull’accoglienza” è su Open Toscana.