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giovedì 27 giugno 2019

Nogarin e il popolo di Facebook


(Etta Chini) Livorno, 11 aprile 2019 – Filippo Nogarin, come Matteo Salvini, preferisce il web per chiarire il suo punto di vista, un canale, ad onor del vero, sempre da lui privilegiato sin dagli esordi del suo mandato.
Il ministro dell’Interno ormai lo usa per qualsiasi questione, privata o pubblica, magari della massima delicatezza politica. Il quasi ormai ex sindaco di Livorno ha usato Facebook , dunque, per illustrare la relazione di fine mandato snobbando le sedi istituzionali. Un monologo senza la presenza dei rappresentanti del Consiglio comunale, sia di parte che di opposizione, senza domande ne’ obiezioni e neanche applausi, ma tanto questi, in cuor suo, è convinto di riceverli, e tanti, dai suoi fans di Facebook. Quelli sì che sono “amici”. Chi non ha un personal computer rimane escluso dal club. Chi poi, per scelta, non ha un profilo Facebook, ne rimane fuori a prescindere e son cavoli suoi. Meno male che ci sono sempre i giornalisti ad intercettare questo genere di comunicazioni per poi darne informazione ai lettori attraverso la nobile carta stampata o sui giornali on line, come Costa Ovest. E’ il mestiere.

Tornando al “Naga” di casa nostra, più che un ultimo discorso da primo cittadino, ci è sembrato il suo primo intervento come candidato del M5s alle prossime europee di maggio. Una autopromozione con lode, quella di Filippo Nogarin, con soltanto un’ombra: le otto vittime dell’allluvione del settembre 2017. Ne prendiamo atto, anche se sappiamo che non si tratta solo di un problema legato alla sua coscienza visto che se sta ancora occupando la magistratura.
Noi ci rivolgiamo al candidato alle europee Filippo Nogarin che per focalizzare su di sé i riflettori mediatici sceglie di snobbare, appunto, le sedi istituzionali rivolgendosi ai suoi potenziali elettori, selezionati attraverso Facebook , pronti ad osannarlo al grido di “bravo!”.
Già, bravo! Questo ci fa ricordare il grande Petrolini che al suo Nerone fa dire al popolo romano, dopo il grande incendio che aveva devastato la capitale dell’impero: “Così ricompensate i sacrifici fatti per voi? Dimostratevi uomini e domani Roma rinascerà più bella e superba che pria”. E il popolo che risponde ad una sol voce: “Bravo!”. E Nerone:”Grazie” . Alla fine di un’esilarante sequenza di “bravo” e “grazie”, Petrolini-Nerone sentenzia: “Quando il popolo si abitua a dire bravo anche se non fai gnente, sei sempre bravo”.
Parodie lontane, ormai, nel tempo, messe in scena da comici-filosofi di eccezionale elevatura, la cui arguzia era, e rimane, di grande attualità.

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