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23 Gennaio 2021

Ormai è certo, i muscoli hanno un cuore


(Gloria Benini) Livorno, 24 aprile 2018. La Feltrinelli ha fatto il pieno venerdì scorso alla presentazione del libro “I muscoli hanno un cuore” di Maddalena Monari. L’autrice ha spiegato alla platea in che cosa consiste il suo metodo e su quali principi si basa, partendo dai motivi per i quali si forma il piede piatto nei bambini, che riguardano l’accorciamento della catena muscolare posteriore a seguito di alcune posizioni che vengono maggiormente assunte. Il piede così, scivola verso l’interno e la volta plantare si appiattisce, in quanto i muscoli sono più corti e non lo avvolgono bene. E non è solo il piede che può farne le spese, ma anche il ginocchio o l’anca o tutta la colonna vertebrale.

La medicina ufficiale consiglia plantari, scarpe alte, busti ortopedici, operazioni chirurgiche; Mettere scarpe alte, secondo il Metodo, vuol dire irrigidire il piede, bloccare la caviglia e non permettere alle dita di muoversi come invece dovrebbero. Così può dirsi anche per i busti e per tutto ciò che viene bloccato. Ma non sono solo le posizioni a determinare l’accorciamento o lo spostamento delle fasce muscolari. Quello che si nasconde là sotto sono le emozioni: i traumi (spesso infantili), le vecchie ferite subite durante la vita, i maltrattamenti ricevuti, le umiliazioni, la paura e la rabbia che si sviluppa in seguito a queste. E’ per questo che bisogna lavorare sui muscoli, ha detto Maddalena Monari: quando le catene muscolari si allentano si avverte un senso di libertà, perchè il movimento è sciolto e il corpo si muove bene, la percezione di noi stessi e degli altri è più affinata e le emozioni si liberano. Ad ogni emozione, infatti, corrisponde una reazione muscolare. Quando le persone vengono al Centro Monari (fondato nel 1981 a Bologna), per dolori muscolari, mal di testa, mal di schiena e altri problemi riguardanti l’apparato osteo-muscolare, di solito raccontano il fattore scatenante che ha prodotto il dolore, ma sicuramente bisogna fare i conti anche con contratture antiche.

Il Metodo Monari, racconta Maddalena, nasce con l’intuizione che la medicina e la fisioterapia ufficiali, non manipolassero il corpo nella maniera corretta, non tenendo conto delle sue rigidità e soprattutto non rispettandole, e dall’incontro con la fisioterapista francese Françoise Mèzieres che cominciò a parlarle della differenza tra la fisioterapia classica e il suo metodo che si basa su tecniche opposte. Il metodo Meèzieres sconvolgeva tutti i principi della ginnastica e della fisioterapia. Françoise Mèzieres sosteneva che siamo pieni di riflessi antalgici a priori e che ciò che manifestiamo spesso è il sintomo di ciò che vogliamo dimenticare, perchè il “dolore” è troppo fortr per poterlo ricordare, “il dolore occulto” come lo chiama la Mèzieres.
Io personalizzato il metodo Mèzieres, creando il Metodo Monari, che rispetta i tempi del paziente; inoltre penso che se una persona non ha una patologia che le impedisce di camminare o una cerebropatia grave, valga la pena che faccia un lavoro di gruppo, evitando di delegare il suo corpo al terapista, per poterlo gfestire autonomamente, conoscendo i propri blocchi, percependo le proprie rigidità. Saprà poi da solo cosa fare per ammorbidirsi, avendo sperimentato nei gruppi esercizi importanti ed essendo in contatto con i limiti del proprio corpo. Nessun terapista, ribadisce la Monari, può sostituirsi a questo: più il lavoro è autogestito, più la persona impara a conoscere i propri blocchi e a rispettare i propri limiti. Il gruppo è importante per creare l’accoglienza e la fiducia per migliorare l’incontro e la relazione con gli altri.

L’autrice conclude presentando il primo congresso sul Metodo Monari che si terrà a Marina di Noto, l’11-12-13 maggio prossimi.