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22 Ottobre 2020

Par agganciare la ripresa Livorno deve attrarre nuove attività


(Massimo Masiero) Livorno, 26 gennaio. Una politica responsabile come cittadini e come imprenditori. E’ quello che si aspetta Alberto Ricci, presidente Confindustria di Livorno e Massa Carrara, dal Pd territoriale, dopo la tre giorni di conferenza programmatica al Parco del Mulino. Lo ha sottolineato chiaro e tondo intervenendo alla convention ricordando che l’ Accordo di Programma per la Riqualificazione e la Riconversione del Polo Industriale di Piombino è stato siglato il 24 aprile 2014, quello per il Rilancio Competitivo dell’Area Costiera di Livorno risale all’8 maggio 2015. Si tratta di atti datati, che pur valendo milioni di euro in termini di disponibilità di risorse, non hanno generato, fino ad oggi gli esiti attesi, a causa di procedure complesse , certamente non corrispondenti alla situazione di emergenza economica in cui si trova il territorio livornese. La precisazione non è di poco conto perché già da tempo la Confindustria sta sollecitando un cambiamento di passo perché la zona della costa poss agganciarsi alla ripresa economica su cui è già avviato il paese.
Le cause della lentezza: “Oltre ai ritardi di attuazione dei piani di riqualificazione e di reindustrializzazione, sul territorio permangono carenze infrastrutturali, burocrazia farraginosa, alti costi delle utilities ;tutti fattori che determinano assenza di attrattività per nuovi insediamenti, e che non aiutano né a consolidare il sistema industriale esistente né ad attrarre nuove attività”.
Per Alberto Ricci (nella foto) “logistica e Portualità, due settori strategici per il nostro sistema economico, presentano anch’esse alcune ombre, pur avendo fatto registrare tratti di miglioramento rispetto agli anni trascorsi grazie anche ad un cambio di approccio nell’affrontare le varie problematiche”. Ed ancora: “Abbiamo più volte sottolineato le perplessità suscitate dalle incertezze generate dai criteri applicativi della riforma portuale varata dal Governo con il Decreto Legislativo 169 dell’agosto 2016. Una particolare criticità l’abbiamo dovuta registrare per il Porto di Carrara che nella dinamica dei cosiddetti “accorpamenti” disposti dal Decreto, è finito “aggregato d’ufficio” nell’Autorità di Sistema del Porto di La Spezia, con il conseguente smembramento del Sistema Portuale Toscano, da cui deriveranno certamente ripercussioni sul PIL, oltre che impatti negativi sulla programmazione delle infrastrutture di collegamento. Infatti la costa toscana si troverà a dover gestire una doppia appartenenza in parte dalla Regione Toscana ed in parte dalla Regione Liguria. Ciò che colpisce che tutto questo è avvenuto nel sostanziale disinteresse delle sedi istituzionali e non solo di quelle”. Nell’intervento Ricci ha spiegato che nel panorama delle farraginosità burocratiche, spiccano le bonifiche dei siti industriali, che da anni si trovano in totale stallo, pur essendo uno dei passaggi indispensabili per la reindustrializzazione. “Da anni – ha detto – denunciamo, invano, che le bonifiche con le normative collegate rappresentano un insormontabile freno allo sviluppo del sistema produttivo. Abbiamo appreso che finalmente, seppure con un sensibile ritardo di anni, Invitalia ha concluso le gare per l’affidamento delle nuove indagini e della progettazione degli interventi di confinamento e trattamento delle acque di falda: opere propedeutiche alla bonifica del Sin (Sito di Interesse Nazionale) di Piombino, per il quale il Governo ha stanziato 50 milioni, con l’avvio dei lavori nel 2019. Poi la stoccata alla Regione che dopo la trasformazione di parte dei Sin in Sir (Siti di Interesse Regionale), con l’affidamento delle bonifiche alla stessa Regione, e non più al Governo, “non ha prodotto i risultati attesi, e si continua a parlarne senza che si intravedano tempi certi con adeguato cronoprogramma per la bonifica”.
La Confindustria si è impegnata da tempo su questo versante ma “gli aspetti procedurali, la stratificazione delle norme, i vincoli amministrativi e soprattutto l’assenza della determinazione di tempi certi delle procedure, si sono rivelati una barriera molto più problematica di quanto era stato auspicata “.
Lo stesso per quanto riguarda l’attrazione degli investimenti: passaggi burocratici, requisiti e tempi delle procedure riguardanti i bandi di agevolazione “si sono rivelati decontestualizzati rispetto alle dinamiche organizzative e produttive delle Imprese operanti in aree di crisi complessa come quelle di Livorno e di Piombino”. Per Alberto Ricci “di fatto non si sono prodotti risultati, se si esclude un sensibile intervento in termini di private equity nell’ambito portuale e qualche sporadico episodio di nuovo investimento a Piombino e Livorno-Collesalvetti, peraltro in fase di ultimazione.
Un quadro d’insieme non incoraggiante e “un contesto in cui non si intravedono spiragli per allentare la morsa della disoccupazione, che purtroppo staziona ancora oltre la media toscana, attestandosi ad un tasso del 10,2 per cento nella provincia di Livorno, mentre la disoccupazione giovanile sale addirittura al 28,7 per cento.
Le proposte di Confindustria, che sono quelle già note, sollevate anche dai sindacati, ma finora rimaste nel limbo delle belle intenzioni: “Abbiamo proposto – ha detto Ricci – di instaurare un dialogo istituzionale, fino ad oggi assente, per compensare la circostanza che non esiste, alcuna strategia effettivamente concordata tra le Amministrazioni comunali del territorio, finalizzata a promuovere iniziative concrete per il consolidamento e lo sviluppo del sistema produttivo. Per questo motivo abbiamo lanciato più volte l’idea di promuovere una “Holding di Territorio” che tenesse in squadra almeno le Amministrazioni dei territori dell’Area Vasta della Costa, per attenuare le conflittualità e lo strabismo nella pianificazione delle infrastrutture e nella programmazione economica, dando forza alle rispettive potenzialità e richiamando tutti a scelte e comportamenti coerenti con le esigenze dei rispettivi contesti socio-economici, soprattutto considerando la situazione di crisi complessa”.
L’idea ripropone quella che anni or sono il presidente della Provincia Giorgio Kutufà lanciò in un affollato convegno al quale parteciparono gli attori, che erano i rappresentanti e i responsabili della allora realtà economica, industriale, portuale e anche sociale del territorio. Non se ne fece di nulla.
Sostiene Ricci: “Siamo rimasti inascoltati e abbiamo, anzi, dovuto constatare che gli innumerevoli slogan sull’Area Vasta Costiera sono rimasti agli atti dei periodici convegni sulla logistica e sulle infrastrutture, senza produrre il minimo risultato concreto né in termini di pianificazione condivisa né tantomeno di progettazione. Infatti, sia nei territori della provincia di Livorno sia in quelli di Pisa, ogni Comune procede sostanzialmente per proprio conto. Uno dei peggiori “prodotti” dell’assenza di un dialogo istituzionale tra territori è certificato dalle criticità che continuano a caratterizzare l’approvvigionamento e la gestione delle utilities, senza contare i perenni conflitti e le carenze per quanto riguarda la gestione dei rifiuti ed in particolare di quelli speciali, per i quali continua a non esistere e nemmeno ad essere ipotizzata, un’adeguata dotazione di impianti per lo smaltimento”.
L’invito finale: catalogare il prima possibile una gerarchia di priorità condivise sulle quali concentrare energie e risorse finanziarie, senza rinunciare all’auspicio che prevalga, quanto prima, responsabilità sociale e lungimiranza politica, integrando adeguatamente la pianificazione urbanistica e infrastrutturale avendo come riferimento il “Piano strategico per lo sviluppo della Costa toscana. Il vero cambio di passo,una volta terminate le consultazioni elettorali, sarà quello di considerare il consenso delle persone non come il fine dell’azione politica, ma piuttosto un mezzo valido per avere la forza di realizzare azioni (riforme , opere e quant’altro) che generano progresso”.