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22 Ottobre 2020

Pd, ragionando sugli scenari da una sconfitta


(Gino Fantozzi) Livorno, 26 marozo. A neanche un mese dal 4 marzo il Partito Democratico è alla ricerca di una via che lo porti verso una nuova stagione di “lotta e di governo”. Non sarà facile, soprattutto perché lo scenario nel quale tale sconfitta è avvenuta è tutt’altro che uno scenario definito e definitivo. Si dice che è il popolo “minuto” quello che si è rivoltato nei confronti di chi tradizionalmente aveva almeno l’ambizione di rappresentarlo. Si sostiene anche che i canoni tradizionali della politica sono cambiati e che un partito giovane come il PD non è stato in grado di individuarli e di farne una nuova base ideologica. Si dice che ci sono stati errori nella campagna elettorale e che non si è narrato a sufficienza il buon governo di questi cinque anni e che quindi in sintesi, il partito Democratico non è stato compreso. Infine si dice che le troppe divisioni interne hanno offuscato la forza che deve essere necessaria ad un partito per presentarsi come riferimento di chi vuole cambiare le cose.
Credo che tutte queste cause siano giuste, ma anche insufficienti a rappresentare le ragioni di una sconfitta.
C’è del vero in tutte queste indicazioni che riempiono oggi le discussioni nelle assemblee degli iscritti al PD, iscritti ancora confusi dalla batosta elettorale. E di tutto questo credo che Livorno sia un esempio del disagio e della stessa confusione che permea l’analisi del voto.
A Livorno il PD ha avuto la sua più grande sconfitta nel 2014, quando un partito profondamente diviso e rissoso, al ballottaggio con un movimento nascente come quello dei 5stelle ha perso il comune per pochi voti. E questo stato di confusione l’ha mantenuto anche successivamente con le divisioni tra maggioranza renziana e minoranza con in più l’aggravante di una divisione anche nella stessa maggioranza.
In questo esempio ci sono ragioni che a mio avviso sono valide anche a livello nazionale, nonostante la fortunata ondata che ha investito il PD alle elezioni europee. La ragione è che la vittoria di Renzi alle primarie per la segreteria ha sancito la fine della presunta egemonia dell’ala DS, azionista insieme alla Margherita, del PD veltroniano fondato nel 2008. Ed ancora attraverso nuove aggregazioni volta volta definite dalle competizioni interne, l’ala dei Democratici di Sinistra, “forte” anche del suo patrimonio non confluito nel nuovo partito, ha cercato sempre una rivincita.
Si possono e si devono anche trovare le ragioni della sconfitta in un lavoro orientato più sul ceto medio investito dalla crisi economica tralasciando gli effetti dannosi quando questa procurava lacerazioni epocali sui ceti più disagiati, ma se un partito vuole riprendersi con una seria autocritica e riproporsi come alternativa credibile al populismo, deve prima di tutto risolvere i rapporti interni tra le diverse componenti, altrimenti non sarà possibile rifarsi sempre al presunto orgoglio di una comunità di uomini e di donne democratiche, quando questa in effetti non esiste. fantozzigino@gmail.com