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28 Settembre 2020

Porto di Livorno crocevia del traffico di droga. Rapporto della Normale sulla Toscana


Livorno, 26 luglio. Il porto di Livorno è diventato un hub di ingresso per i traffici in larga scala di droghe e stupefacenti. E’ tra i mercati più fiorenti tra le regioni italiane, dove operano più organizzazioni. La Toscana e il porto di Livorno sarebbero uno snodo centrale soprattutto nel traffico internazionale di stupefacenti in ingresso in Europa, in particolare quello di cocaina, diretto da organizzazioni in gran parte riconducibili alla ‘ndrangheta calabrese. Lo sottolinea il rapporto della Scuola Normale di Pisa, primo di tre studi concordati dalla Regione con l’ateneo fino al 2018. “La Toscana non è terra di mafia, ma la mafia c’è”. Diceva lo scomparso giudice Caponnetto e la ricerca realizzata dalla Normale di Pisa lo conferma.
L’indagine è innovativa e sperimentale nella metodologia e nel focus, ma anche nel processo partecipativo che lo guida. Nella ricerca sono state coinvolte le principali istituzioni impegnate in Toscana nell’attività di prevenzione e contrasto ai fenomeni criminali. I risultati sono stati illustrati in una conferenza stampa, dal presidente della Toscana Enrico Rossi con l’assessore alla presidenza e legalità Vittorio Bugli . Risulta il collegamento tra gioco d’azzardo e usura, che fa riferimento al clan dei ‘casalesi’ e alla malavita casertana. Pochi i casi di pizzo e e estersione: a Prato nella comunità cinese, in Versilia, Lucchesia e Valdarno. Lo sfruttamento della prostituzione è legato a fenomeni di tratta e riduzione in schiavitù. Prevalgono gruppi stranieri su quelli italiani. Il caporalato e lavoro irregolare emergono in Maremma e nel Senese. Il traffico di rifiuti è sostenuto. La Toscana, secondo le statistiche raccolte e rielaborate ogni anno da Legambiente, è tra le prime regioni in Italia per fenomeni di criminalità ambientale. Tuttavia le regioni che effettuano maggiori controlli, quindi le più virtuose sul fronte dei controlli, con le varie denunce e azioni penali effettuate, rischiano di figurare tra quelle che hanno il più alto numero di violazioni per l’opera di indagine effettuata. Pochi gli omicidi di matrice mafiosa, concentrati nei primi anni Novanta. Uno avvenuto a Tirrenia, nel 2015 per traffici stupefacenti.
Presente la criminalità che approfitta dei mercati illeciti, riciclare denaro sporco in Toscana. Da una prima indagine della ricerca gli investimenti, ingenti e diversificati, riguardano turismo, commercio e settore immobiliare, ancora il principale canale di investimento e riciclaggio della mafie storiche. Una imprenditorialità mafiosa e criminale riguarda lo smaltimento dei rifiuti, il tessile, le confezioni e l’edilizia, senza escludere possibili forme di complicità e collusione con l’amministrazione pubblica.
La ricerca mostra anche una mappatura dei beni sotto sequestro o confiscati ad associazioni criminali in crescita. Sono 392, quarantaquattro legate ad aziende e il resto particelle di immobili. Sono ospitati in 49 comuni, il 17 per cento di tutti quelli che ci sono in Toscana. Le aziende si concentrano a Prato e provincia (38 per cento), Lucca (26), Livorno (12) e Firenze (9). La provincia con più immobili confiscati è Arezzo, seguita da Livorno, Lucca (con il più alto numero di unità a destinazione commerciale e industriale) e Pistoia. Gli studiosi indicano che l’aumento della confisca necessita di individuare soluzioni per superare i lunghi tempi di assegnazione dei beni sequestrati, ancora pochi consegnati definitivamente. E’ ricordata la tenuta di Suvignano, in provincia di Siena, caso emblematico. L’anno scorso è stata firmata un’intesa per la sua gestione con un progetto pilota di agricoltura sociale ma ancora non conclusa.
Crescono i reati contro la pubblica amministrazione e in particolare di reati di corruzione ad Arezzo (dove sono più che triplicati, passati da 36 a 113), a Firenze, Lucca e Prato; stabili a Livorno, Pisa e Siena. Ventuno i processi per corruzione, sei per concussione e 39 per peculato sono stati avviati nei tribunali toscani tra il 2014 e 2015. Tredici processi per corruzione sono stati avviati a Firenze, 12 per peculato a Grosseto e 13 sempre per peculato a Pistoia.
La mappatura della ricerca aiuterà individuare i settori della pubblica amministrazione, le funzioni e le procedure siano più vulnerabili. Irpet e l’Osservatorio regionale sugli appalti hanno elaborato i primi indicatori di anomalia da un’analisi dei contratti banditi dalle amministrazioni pubbliche che operano in Toscana. Gli indicatori di rischio saranno messi a disposizione delle amministrazioni, per aiutarle nell’elaborazione dei piani anticorruzione previsti dalla normativa nazionale, e di tutta la società civile, che potrà vigilare sui comportamenti delle istituzioni pubbliche.
Contro mafie e criminalità organizzata società e istituzioni devono vigilare. “Devono essere reattive e pronte ad andare in Procura della Repubblica al primo sentore”. Ha detto il presidente della Toscana, Enrico Rossi. “Serve una cittadinanza attiva, che ne parli e ne parli ad alta voce”. Ha aggiunto l’assessore alla legalità e alla sicurezza, Vittorio Bugli. Così la relazione scientifica su mafie e corruzione commissionata dalla Regione alla Normale di Pisa, disponibile adesso con il primo rapporto, può diventare un utile strumento a supporto di questo impegno, anche per un’azione di prevenzione. “Siamo i primi in Italia – rivendica Rossi – a fare un’operazione di questo tipo. Perché una cosa è evidente non esistono territori immuni da infiltrazioni di criminalità organizzata e mafiosa. Non è possibile, soprattutto in un mondo globalizzato. In Toscana per ora non sembra esserci un’organizzazione criminale qui residente. E’legata ad altri territori, Campania, Puglia, Sicilia e Calabria, o a gruppi stranieri. “Ma non è detto – aggiunge Rossi – che domani non possa accadere e per questo, affinché il tessuto ancora sano non sia corrotto, dobbiamo essere pronti, vigili e attrezzati”. Sulla promozione della cultura della legalità e il supporto al contrasto dell’illegalità la Regione Toscana non parte adesso. Rossi e Bugli ricordano ed elencano quanto fatto. “L’Osservatorio sugli appalti pubblici che abbiamo costituito anni fa, gestito interamente con tecnologie informatiche, si sta rivelando uno strumento determinante per il controllo e la prevenzione – ha spiegato l’assessore – Lo stiamo ulteriormente migliorando e grazie ad accordi che si sono aggiunti e susseguiti nel tempo Dia, Guardia di Finanza, Anac e i Carabinieri lo utilizzano per le loro ricerche quotidianamente”. Un database analogo è in corso di elaborazione sulle autorizzazioni ambientali, la cui competenza è tornata dalle Province alla Regione. E poi ci sono gli accordi con le Procure, la collaborazione per il contrasto del caporalato e le sofistific azioni, i campi estivi dei ragazzi sui terreni strappati alle mafie, le azioni nelle scuole, il monitoraggio sui beni confiscati alla mafia (anche in Toscana).