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martedì 26 marzo 2019

Presentato il libro di Paolozzi e Vicinanza


(Gianni Giovangiacomo) Livorno, 4 dicembre 2018 – Nella Sala conferenze della Fondazione Livorno è stato presentato il libro di Ernesto Paolozzi e del direttore del Tirreno Luigi Vicinanza dal titolo “Diseguali, il lato oscuro del lavoro”.

L’incontro, che si aperto con il saluto del presidente della Fondazione, Riccardo Vitti, ha avuto come moderatore Enrico Dello Sbarba, promotore dell’iniziativa come direttore della rivista Il Centro. Dello Sbarba ha evidenziato come il tema del libro sia di grande attualità dove la lotta di classe viene presentata come un non senso e nello stesso tempo si conduce una acuta e interessante analisi del lavoro che rimane il nervo scoperto di una società globalizzata. Relatore del libro è stato il professor Enrico Mannari dell’università Luiss di Roma che ha definito lo studio come un pamphlet, per il suo tono polemico, ma ricco di riflessioni e sollecitudini per un dibattito pubblico, un dibattito di idee che vuole mettere al centro “il lavoro”. Un libro che evidenzia una “lotta di classe al contrario” tra globalizzazione e desertificazione in cui “le disuguaglianze sono cresciute notevolmente nel mondo”. Si vuole mettere in evidenza – ha aggiunto – “il rapporto tra lavoro e democrazia” che Paolozzi, intellettuale di ispirazione crociana, ha studiato come binomio-intreccio che, nel tempo, ha permesso di arrivare allo Statuto dei lavoratori, cercando di coniugare: libertà, giustizia sociale, diritti politici, sviluppo economico.

Già a partire dai governi di Reagan e della Thatcher, è stato sviluppato “un mercato fine a se stesso” e “la verticalizzazione dei processi democratici”, grazie al meccanismo del decisionismo e con la sofferenza della democrazia rappresentativa. Da queste considerazioni nasce la sconfitta culturale prima che politica della sinistra che non è stata in grado di proporre niente. Emerge un pensiero unico liberista e un populismo che ha radici lontane, che attraversa diverse forme per arrivare fino ad oggi. Che fare? Interrogarsi sullo sfruttamento del Terzo e Quarto mondo, chiedersi come attuare una vera partecipazione, tenendo presente che i diritti di cittadinanza vanno di pari passo con i diritti del lavoro.

Chiedersi come e in che modo si produce ricchezza, le disuguaglianze economiche nascono dalle “disuguaglianze di opportunità delle condizioni di partenza” su cui necessita intervenire con un welfare pubblico, privato e sociale. Inoltre affinché i pilastri dei diritti sociali si realizzino è necessario anche rivedere “le regole internazionali”. Quale soggetto politico? Un soggetto che nasca dall’attivare “luoghi e spazi di discussione” affrontando le questioni. Ad esempio col dare spazio e sostenere le tesi “dell’Alleanza per lo sviluppo sostenibile” e il “Forum sulle disuguaglianze”. Il professor Mannari ha poi risposto alle moltissime domande di un pubblico molto interessato, mettendo in rilievo: la mancanza di progettualità e di soggetti intermedi, la mancanza di “luoghi”, anche fisici, in cui discutere. Necessità di ritrovarsi “insieme”, ma senza fare “alleanze per sommatorie”. Cercare di pensare la realtà in modo diverso. Dimostrare sempre la validità della democrazia. Aiutare le generazioni a crescere. Battersi per la dignità di ogni persona. Incontrare coloro che danno testimonianza e coraggio nel proporre soluzioni. Non essere mai pessimisti e cercare di creare le condizioni “per” qualcosa e non contro.

Il direttore del Tirreno, Luigi Vicinanza, ha concluso l’incontro dicendo che il libro documenta la sconfitta culturale e politica della cultura del ‘900, quella basata su pace, benessere, progresso sociale, interpretata dal pensiero liberale, socialista e cattolico, e saltata con la crisi del 2008, una crisi che ha sconvolto l’assetto sociale e affermato i movimenti populisti come sua conseguenza. I riformisti erano riusciti a trasformare la sofferenza sociale in una prospettiva di sviluppo, ora non si riesce nemmeno più a parlare “di luoghi della sofferenza” e non se ne discute. La lotta di classe continua ad esistere in modo opposto: infatti solo i ricchi dominano e sono sempre più ricchi, grazie all’accaparramento delle risorse e alla evasione fiscale. Evasione fiscale che è un attacco alla convivenza civile ed è “trasversale” contro i ceti più deboli, impoverendo il ceto medio e provocando il suo declassamento. Oggi noi non riusciamo a trasmettere ai nostri figli il benessere che avevamo ricevuto dai nostri padri. Tutto ciò rappresenta un elemento di insicurezza per l’intero occidente. Assistiamo alla verticalizzazione della politica e del suo modo di comunicare a partire dagli Stati Uniti. Sul lavoro si è attuato il divorzio tra democrazia e capitalismo, lo sviluppo era sempre stato migliorato dalla democrazia, ora invece la democrazia è divenuta un impaccio e si opera al di fuori delle regole più elementari. C’è un incubo che ci sovrasta -ha terminato Vicinanza- è l’affermarsi del sistema cinese, “il peggio del peggio”, il turbocapitalismo di un partito totalitario della specie peggiore. Questo sistema ci inquieta, ma dobbiamo sempre avere una speranza!

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