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27 Settembre 2020

Quando Kounellis contaminò Livorno


(Massimo Masiero) Livorno – 18 febbraio. Jannis Kounellis , 80 anni, morto ieri a Roma, considerato il maestro indiscusso dell’arte povera, contaminò anche Livorno. Accadde agli inizi dell’autunno del 2001. Dal 23 settembre al 14 ottobre, espose le sue opere ai Bottini dell’Olio, nella Venezia, quartiere seicentesco, che iniziava ad essere rivalutato. E fu subito scandalosa polemica. In quelle sale disadorne e severe, tra quei colonnati, dove pareva quasi respirare ancora l’odore dell’olio che scorreva negli scolatoi del pavimento, ecco apparire la carcassa di legno della prua d’una barca e un pezzo di chiglia di altra imbarcazione, una cassapanca sgangherata, tutto dentro una cassa rettangolare nera, e intorno altri oggetti poveri, che sembravano recuperati da una discarica, illuminati da lampadine dalla luce fievole pendenti da un filo triste che scendeva dal soffitto. Uno spettacolo affascinante e pungente, che tuttavia non mancò di suscitare commenti al “salmastro” di quegli artisti livornesi, affezionati al figurativo e al postmacchiaiolo, sorpresi e sopraffatti da tanta scandalosa “contaminazione”. In quel periodo l’assessore alla cultura di quei tempi, Dario Matteoni, già allora uno dei maggiori esperti d’arte d’Italia, si dovette sorbire una buona dose di critiche, ma risultò essere invece un illuminato “pioniere” per aver portato in una città di provincia uno dei più grandi artisti del novecento.
La mostra tuttavia suscitò un notevole interesse e lanciò l’immagine di una città attenta all’evolversi delle tendenze artistiche contemporanee. Silvia Fierabracci su una importante rivista d’arte on line dopo aver descritto i Bottini dell’Olio, che tanto affascinarono l’artista greco scrisse: “Kounellis ha afferrato la loro immagine e straordinariamente ne ha catalizzato la potenza evocativa mostrandone l’interna capacità di estendere l’orizzonte delle risonanze poetiche” . E racconta: “Una serie di vasche di ferro riempite d’olio disposte vicino ai pilastri, negli angoli, ovunque accolgono resti di legno, di barche, di scafi, di cose della città che vive sul mare. Le cose disseppellite sono cambiate: sono passate da una realtà pragmatica ad una scoperta poetica”.
Kounellis dopo aver lasciato la Grecia a soli 20 anni, aveva scelto Roma per vivere, lavorare, creare le sue opere provocatorie, spiazzanti, destinate a far discutere, a rivoluzionare il mondo dell’arte italiano e internazionale. masierolivorno@gmail.comKounellis Livorno barcaKounellis Livorno Bottini dell'Olio