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30 Settembre 2020

Referendum, se ne può parlare senza litigare?


(Gino Fantozzi) Livorno – Referendum costituzionale, un appuntamento importante dopo una lunga fase parlamentare per l’approvazione di un testo, poi il referendum previsto dalle norme per la variazione della Costituzione quando il Parlamento non è riuscito in due tornate ad elaborare un unico testo. Un Parlamento quindi che con grande difficoltà (ed era prevedibile che fosse complicato quando si doveva votare per una modifica di ruolo istituzionale così radicale come quella del Senato) ha approvato alla fine un testo “condiviso”, senza che il Governo, promotore della riforma stessa abbia usato l’arma della fiducia, e dopo che opposizioni come quella leghista hanno presentato, con grande sensibilità istituzionale, milioni di emendamenti. E la discussione, dobbiamo dirlo con chiarezza, ha visto in prima linea il lavoro della commissione Affari costituzionali del Senato e ovviamente del dibattito d’aula. Quindi, a prescindere legittimamente dal come si pensa (altrimenti la sovranità popolare alla base della nostra Repubblica verrebbe meno), occorre fare chiarezza che le parti in campo sono il Parlamento, che ha volenti o nolenti prodotto il testo di legge di riforma, e il popolo italiano. Eppure per una serie di errori politici e di convinzioni antipolitiche e strumentali, in campo sono chiamati a confrontarsi il Governo e il popolo, e per il governo il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. E’ una interpretazione distorcente del referendum, in quanto sposta l’attenzione tutta sul piano politico (e per quanto tale, contingente) dal piano istituzionale ( e pertanto costitutivo di un assetto organizzativo dello stato e quindi di lungo periodo). Infatti se si avesse la convinzione di questa rappresentazione, la problematica tutta politica riguardante il governo dovrebbe essere portata nei luoghi più consoni a questo confronto, come il Parlamento, dove le forze a lui contrarie hanno tutti i mezzi per farlo cadere, la democrazia è questa. Ma usare il referendum costituzionale significa stravolgere le regole fondamentali alla base di quella Costituzione che tutti vogliono difendere e mantenere. Poi per accrescere la confusione il problema del “combinato disposto” con la legge elettorale. Non è cosa indifferente e per niente avulsa da riguardare la questione della democrazia. E’ indubbio che se le due leggi si combinassero non emergerebbe un affossamento della democrazia ma una diversa concezione e configurazione della democrazia stessa, questo si. Da una democrazia basata sul continuo confronto e sulla continua ricerca di un accordo, si passerebbe ad una democrazia decidente. Del resto una questione che ha segnato tutto il dibattito parlamentare per l’approvazione dell’Italicum.