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sabato 25 maggio 2019

Rotary, sette computer ai detenuti del carcere di Livorno


(Gianna De Gaudenzi) Livorno, 17 aprile 2019 – “Doveva essere il regalo di Natale, sarà l’uovo di Pasqua”. Con queste parole il presidente del Rotary Club di Livorno, Fabio Matteucci, ha annunciato ai soci, nei giorni scorsi, la conclusione del progetto.

Ieri, martedì 16 aprile, presso la casa circondariale di Livorno sono stati consegnati sette computer destinati ai detenuti della media ed alta sicurezza.
Il progetto, finanziato dal Rotary Club Livorno, ha permesso di destinare cinque portatili a supporto delle attività di studio di alcuni detenuti che, grazie alla collaborazione con l’Università di Pisa, stanno seguendo dei corsi di studio universitario, consentendo loro di seguire le lezioni e di poter disporre ed elaborare scritti secondo le esigenze dei corsi intrapresi.
A questi si aggiungono due postazioni fisse che consentiranno la riorganizzazione e la catalogazione dei numerosi volumi che arricchiscono le due biblioteche del carcere, molto frequentate ed apprezzate dai detenuti.

Questo lavoro di riorganizzazione consentirebbe tra l’altro, per due detenuti, un vero e proprio lavoro, previsto tra le attività di supporto e trattamento previsti durante il percorso riabilitativo.

Il Rotary Club Livorno, dopo il progetto iniziato tre anni or sono con la pet therapy, prosegue la collaborazione con la casa circondariale mettendo a disposizione risorse per il sostegno delle attività riabilitative, che consentano ai detenuti di impegnarsi in modo da rendere istruttivo e propositivo il periodo di detenzione, in vista del futuro ritorno nella società reale.

Rimanere nell’inattività, aspettando che il tempo passi senza scopo, non aiuta a migliorarsi e per questo è importante che negli istituti penitenziari venga offerta la possibilità di professionalizzarsi, imparare un mestiere, studiare, avere un lavoro retribuito, in modo che chi sconta la pena possa strutturare la fiducia in sé stesso, negli altri, nelle istituzioni e nello Stato.

Il direttore della casa circondariale, Carlo Mazzerbo, in apertura ha ringrazia il Rotary per questa opportunità: “La nostra struttura”, ha detto, “ha necessità di essere ’chiusa’, ma è necessario riuscire ad avere una visibilità esterna, dato che è importante aprirsi al mondo e alla comunità che ci circonda, per far conoscere le attività che svolgiamo con il supporto di valide figure professionali per dare ai nostri ospiti un futuro fuori dal carcere”.
Il Rotary con i propri progetti ha iniziato ad aprire una collaborazione tra la struttura e la comunità cittadina, da qui il sentito ringraziamento.

Il presidente del Rotary, Fabio Matteucci, ha illustrato poi come è nata l’idea per questo progetto, non nascondendo un po’ di giusto orgoglio paterno, perché “l’input è arrivato dalla figlia, avvocato penalista che nella fase di studio dei progetti da proporre per la sua annata rotariana, ha suggerito di fare qualcosa per ’i suoi’ detenuti’, così dagli incontri con De Peppo, garante dei dei detenuti, è nata l’idea di acquistare i computer per le attività didattiche dei detenuti”.

La dottoressa Patrizia Critti, a domanda dei giornalisti, ha specificato che “i computer portatili sono a disposizione dei detenuti che frequentano i corsi universitari”. In particolare “a maggio uno di loro si laureerà e il personal gli consentirà di scrivere la sua tesi in forato elettronico”.
Ma ben altri quindici sono gli iscritti ai vari corsi universitari. Molti di loro hanno svolto tutto il percorso di formazione durante la detenzione, affrontando gli studi dalla terza media in poi. Varie sono le discipline ed i corsi di studio, da Agraria a Giurisprudenza, Filosofia e Scienze Politiche. Tutti questi percorsi di studio necessitano di un tutoraggio e, purtroppo, la grossa difficoltà è trovare tutor.

Nel suo intervento il garante dei diritti dei detenuti, Giovanni De Peppo, ha sottolineato come il tema della cultura sia sempre centrale nei suoi colloqui con i detenuti.
“Molti manifestano la necessità di occupare il tempo migliorando la propria formazione”, ha detto. “Dall’incontro con il Rotary è nata la possibilità di valorizzare doti che spesso sono trascurate”.

Queste attività sono un elemento importante per trasmettere il percorso riabilitativo che viene svolto. Si lavora all’interno per la sicurezza della società e della comunità vicina. E il Rotary, con le sue attività, è un elemento di collegamento tra istituto penitenziario e società.

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