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24 Novembre 2020

Se la caveranno ancora


(Otello Chelli) Livorno, 14 settembre – Il vescovo Simone Giusti che accusa il sindaco Filippo Nogarin per la gestione dell’emergenza in occasione del nubifragio che nella notte tra sabato e domenica scorsi ha provocato vittime ed ingenti danni in città, dovrebbe “sciacquarsi la bocca”, come si dice a Livorno, o quantomeno avere miglior memoria, prima di parlare, visto che la Chiesa livornese, da lui guidata, continua ad insistere nel restauro della cosiddetta Aula mariana la cui realizzazione ha provocato ingenti danni idrogeologici alla zona di Montenero. Domandate alla Pro Loco di Montenero, se non è vero. Quella costruzione ha distrutto almeno tre o quattrocento polle di acqua pura e ha praticamente dissestato l’assetto naturale ed ecologico dell’intera zona. Il fatto che immediatamente dopo sia diventata inagibile, dimostra i danni provocati. Ma oggi lui, architetto, vuol passare agli annali per il restauro dell’Aula e per questo ha ottenuto di nuovo soldi dallo Stato e persino dall’Europa.
Nelle sue prime dichiarazioni post dramma di questi giorni, monsignor Giusti ha tuonato contro la burocrazia affermando che essa ritarda i lavori dell’Aula mariana. Poi, forse, si è accorto dell’inopportunità di quanto detto rispetto alla tragedia avvenuta la notte tra il 9 e 10 settembre e si è corretto, accusando il Comune di Livorno per il modo in cui ha gestito l’emergenza.
Il sindaco Nogarin, da parte sua, non è meno responsabile, se è vero che alle 22,25 di sabato 9 settembre le attività in Comune erano cessate, mentre la Regione Toscana lanciava allarmi fino alle 5,30. Se era andato a dormire, invece di mettere in guardia, anche telefonicamente, i cittadini in pericolo, Nogarin se la vedrà con la giustizia, sempre che a Livorno ce ne sia una, visti i precedenti “polpettoni” del Cantiere navale, dei bacini e del Nuovo centro. Ma anche chi ha permesso il tombamento dei fiumi e distribuito licenze edilizie incompatibili con l’ambiente, dovrà subirne le conseguenze. La mia opinione, comunque, è che i “soliti noti”, come sempre, se la caveranno ancora. Questa è l’Italia.