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martedì 18 settembre 2018

Stupendi scenari di quartiere


(Simonetta Del Cittadino) Livorno, 16 settembre 2018. In questo settembre che sembra non cedere all’autunno, Livorno al calasole ritrova la voglia del teatro di narrazione nell’ambito degli “Scenari di quartiere” un’iniziativa nata già due anni fa ma esplosa quest’anno in una bellissima kermesse di racconti e affabulazioni che vede protagonisti attori di grande esperienza.
Grazie all’assessore Francesco Belais,al direttore della Fondazione Goldoni Marco Leone e all’intuizione dell’attore Fabrizio Brandi la città scopre il piacere del Teatro fuori dal Teatro che si riappropria della sua valenza originaria,quella di andare verso il popolo per raccontare storie e favorire scambi di pensiero , nei luoghi simboli della gente: le piazze,i parchi,le strade, i quartieri insomma.
Già…. il raccontare e l’ascoltare,due azioni che tutti noi,distratti da mille tranelli comunicativi ,abbiamo dimenticato o che,specialmente a noi più “agées”,rammentano un’infanzia lontana quando l’apprendere storie passava da bocca a orecchio per poi tramandarle a nostra volta.
Ecco allora il Tecno Filò di Marco Paolini, raffinatissimo affabulatore già famoso per il racconto della tragedia del Vajont, la vita e i dolori di Antonio Gramsci narrati da Fabrizio Saccomanno, proprio di lato al Teatro S.Marco,là dove nel ’21 si consumò lo strappo e la nascita del PCI e poi la bravura di Brandi col suo Blocco 3.
In piazza Magenta l’altra sera i livornesi sono arrivati portandosi le seggiole da casa per ascoltare Iacopo Fo, narratore di razza che con “I calzini sul comò” ha raccontato episodi della sua vita accanto a suoi non facili genitori e poi nella splendida location dello Scoglio della Regina con il sole calante,la lezione di vita di Umberto Galimberti. Ma il teatro di strada non si ferma: approda nella piazza di Montenero quando con voce tenera e suadente Elisabetta Salvatori fa rivivere la vita di Giacomo Puccini col sottofondo delle sue arie più famose,puntualmente interrotta dalla campane del santuario come un dejà vu di guareschiana (?) memoria! E la gente arriva numerosissima come se avesse aspettato troppo ormai per ascoltare le storie della sua tradizione che è poi uno specchio in cui tutti quanti si ritrovano perché questa è la prima e più importante funzione del teatro.
Ancora altri appuntamenti ed altre narrazioni ci aspettano fino al 23 settembre e non abbiamo dubbi che questa “veglia” cittadina sarà sicuramente una perla per la cultura a Livorno. simodelcittadino@gmail.com

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