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martedì 26 marzo 2019

Successo del “Cappello di Paglia” al Goldoni


(Angela Simini) – Livorno, 20 febbraio. Ancora un successo ha raccolto il Cappello di Paglia di Firenze, operetta musicale di quello straordinario musicista che è stato Nino Rota ! Se la critica non è stata benevola nei suoi confronti, il grande pubblico si è sempre divertito alle rocambolesche vicende in cui incappa Fatinard proprio nel giorno delle sue nozze, vicende che coinvolgono a ritmo serrato Elena, la sposa, con tutti i convitati e gli amanti clandestini Emilio e Anaide, malaccorti e sprovveduti. Vicende che, accompagnate e sottolineate dalla musica di Rota, romantica, frenetica, ironica costituisce il punto di forza di un testo, anch’esso composto da Nino Rota e dalla madre Ernesta, ci riporta alla tradizionale farsa o commedia degli equivoci, interpretata in chiave moderna e critica dall’autore. Il Cappello, andato in scena al Tetro Goldoni di Livorno (nella foto scattata da Massimo D’Amato) come nuovo allestimento del Teatro di Pisa, Teatro Goldoni e Teatro del Giglio di Lucca, presentato e interpretato da LTL OperaStudio (Laboratorio Lirico dei tre teatri ), ha sorpreso il pubblico con un allestimento che, diversamente dall’atmosfera spumeggiante delle operette di tradizione viennese, si colloca in uno studio cinematografico d’antan dei primi del Novecento, sul quale si apre il sipario mentre si gira un film ambientato nell ‘800. L’ouverture musicale viene sfruttata per rendere conto di questo antefatto: compaiono in scena, poco prima dell’inizio delle riprese, il regista, gli operatori, i truccatori e gli attori che dovranno interpretare i ruoli dell’opera/film.
Di qui il fatidico “Ciak, si gira”, l’azione tutta prende le mosse da un cavallo che mangia il cappello di paglia di Firenze di una signora, Anaide, mentre, di nascosto al marito, si intrattiene in dolce compagnia dell’amante, Emilio, un militare all’apparenza tutto d’un pezzo, ma, in sostanza, poco efficace. La trasposizione cinematografica è stata suggerita al regista, Lorenzo Maria Mucci, dalla stessa partitura dell’opera, come egli stesso ha spiegato : “Man mano che lo studio della partitura proseguiva non potevo evitare di riandare con la memoria alle comiche mute di cui avevo fatto indigestione da ragazzino quando, tornato da scuola, accendevo la tv. I ritmi della drammaturgia musicale di Rota – di quella “invenzione musicale che si fa teatro” come spiega bene Carlo Ballola – mi rimandavano ai ritmi visivi del cinema comico muto. E non poteva che essere così. Perché quel cinema era figlio diretto del vaudeville”.
E d’altra parte Il Cappello nasce dalla commedia “Le chapeau de paille d’Italie” di Labiche e Michel, grandi esponenti del Vaudeville, i cui ritmi e rocambolesche avventure hanno fatto l’occhiolino ai set cinematografici sui quali sono stati trasferiti da Chaplin, tanto per citare il più celebre degli attori che si sono formati sul genere vaudeville. L’operazione tutta ha visto perciò la stretta collaborazione del regista, dello scenografo Emanuele Sisi e, non ultimo, del direttore d’orchestra Francesco Pasqualetti. Le quattro scene si sono susseguite con velocità sorprendente nel passaggio di ambienti, resi snelli da pochissimi arredi, ma con accorgimenti sapienti ed esaustivi. Piccante “con parsimonia” la scena in casa della baronessa di Champigny, alla quale ha prestato voce Alessandra Masini, frivola “femme fatale” : spacco alla gonna e frustino in mano. Brillanti ed esilaranti gli interventi delle masse corali, ossia gli invitati, che, tra un equivoco e un altro, si spostano in tutta Parigi per una intera giornata e finiscono sempre col presentarsi nel posto sbagliato, generando altri equivoci. Ed altrettanto spassoso il povero Beaupertius, il marito tradito, che, nel tepore del bagno, si accinge a fare un pediluvio, proprio un attimo prima che il mondo gli crolli addosso! E intanto Fatinard è sempre in scena, sempre di corsa a rimediare i guai, sempre in ritardo al matrimonio, sempre nel posto sbagliato, frainteso da tutti. Finché non si arriva al gran finale, gran concertato alla Rossini, nel quale tutto si risolve e tutto si mette a tacere!
Alla guida dell’OGI ( Orchestra Giovanile Italiana) il direttore ha dato brillante saggio della complessità e straordinarietà della partitura di Nino Rota che ha definito “Un musicista ancora tutto da scoprire” ed ha motivato “ Dietro le accattivanti melodie di Rota, all’apparenza semplici e tradizionali, si celano tutti gli espedienti che la musica ha nel frattempo elaborato nella sua evoluzione stilistica: politonalità, tonalità cromatica, neoclassicismo alla Prokof’ev, jazz, giustapposizione di accordi lontani fino a lambire in un paio di casi la dodecafonia” . Generoso il Coro Lirico Toscano, che, preparato da Andrea Chinaglia , si è ben sposato con orchestra e solisti. Che hanno dato buona prova! Bella voce e intonata, nonché brava nell’interpretazione, Sonia Bellugi, nipote del direttore d’orchestra Luigi Bellugi. A ruota Caterina Poggini, che ha reso molto bene il personaggio. Da segnalare anche Anna Roberta Sorbo, la giovane modista . Brillanti, disinvolti anche Andrea Fermi e Veio Torcigliani, quest’ultimo perfetto nella parte di Nonancourt, il suocero campagnolo, sempre in ansia che le cose non vadano bene. Molto applauditi anche gli altri componenti del cast. Un grande omaggio è stato tributato a direttore, regista, maestro del coro. Ma non dimentichiamo il Disegno Luci di Michele della Mea, i costumi di Massimo Poli.
L’allestimento del Cappello di Paglia è risultata un’operazione intelligente, oltreché studiata e approfondita, che, se non ha toccato lo sfarzo di luci e l’effetto champagne delle operette di tradizione, ha però colpito nel segno e interpretato al meglio lo spirito ironico e critico, ma anche appassionato del Cappello di Paglia di Firenze. asimini@alice.it

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