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2 Agosto 2021

Un particolare del manifesto del film "Volevo nascondermi" (foto d'archivio)

Dopo il lockdown tornano anche a Livorno le prime visioni, molto atteso il film su Ligabue


(Donatella Nesti) Livorno, 17 agosto 2020 – Dopo una lunga pausa dovuta al lockdown tornano anche a Livorno, nelle arene estive, i film in prima visione e tra questi molto atteso è “Volevo nascondermi” diretto da Giorgio Diritti. Protagonista del film è Elio Germano nel ruolo del pittore e scultore italiano Antonio Ligabue. Per la sua interpretazione, Germano ha vinto l’Orso d’argento per il miglior attore al Festival di Berlino 2020.

La storia è quella del pittore Antonio Ligabue, con flashback che mostrano sprazzi della sua infanzia e delle sue origini svizzero-italiane. Il piccolo Antonio viene affidato a genitori adottivi, inizia subito ad avere disturbi psicofisici, ammalato di rachitismo, e dopo essere stato espulso dalla scuola e aver aggredito la madre, viene ricoverato più volte in manicomio. Ma allo stesso tempo Antonio trova conforto nella pittura e nella scultura, raffigurando spesso animali esotici, come leoni, cavalli, gorilla, tigri, che unisce al paesaggio emiliano, dato che Antonio si trasferirà a Gualtieri in Emilia, dove è appellato spregiativamente come “El Tudesc”.

Tuttavia Ligabue presto viene scoperto dal critico Mazzacurari, che lo incoraggia a continuare con le sue opere, e a partecipare a mostre e convegni d’arte della provincia, finché Ligabue non viene lentamente scoperto e apprezzato dalla critica, benché bollato da certi accademici come artista naif.

Le riprese del film si sono svolte nella provincia di Reggio Emilia, nei luoghi in cui Antonio Ligabue trascorse gran parte della sua vita ed ecco che il paesaggio diventa un personaggio così come Diritti ha saputo fare anche nei suoi precedenti film. Il presidente della regione Emilia-Romagna aveva commentato con gioia la notizia delle riprese nella sua regione ” Il regista bolognese Giorgio Diritti ci aveva già fatto commuovere e riflettere sull’eccidio a Monte Sole col suo ‘L’uomo che verrà’- afferma Bonaccini- e ora si prepara a farci rivivere la visionarietà di un artista che, nel reggiano e non solo, tutti ricordano e che richiama alla memoria la potenza dell’arte nella vita di un uomo sensibile”. Nelle interviste Germano ha confessato di essersi immedesimato nell’artista e nel suo desiderio di libertà quando fugge dal manicomio con la moto Guzzi rossa, simbolo di un riscatto emotivo e sociale.

”Volevo nascondermi… ero un uomo emarginato,un bambino solo, un matto da manicomio ,ma volevo essere amato”.