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28 Settembre 2020

Duemila in piazza per dire che Piombino deve tornare a colare acciaio


Piombino, 24 marzo – Circa duemila lavoratori hanno dato vita, questa mattina, a una manifestazione per le vie del centro di Piombino. Un lungo corteo, con in testa i segretari generali dei tre sindacati, Marco Bentivogli della Fim Cisl, Maurizio Landini della Fiom Cgil e Rocco Palombella della Uilm Uil, è partito dal cavalcavia dello stabilimento ex Lucchini per raggiungere il centro di Piombino. Lo sciopero, che ha interessato tutta la categoria dei metalmeccanici della provincia di Livorno, è stato indetto per sollecitare risposte sul progetto del gruppo Cevital dell’algerino Issad Rebrab e sul futuro delle acciaierie.
Alla testa del corteo, che si è svolto in modo pacifico, vi era anche un nutrito gruppo di studenti. Anche i negozianti hanno scioperato, chiudendo dalle 9 alle 11. Il corteo si è svolto snodandosi per le vie della città, fino a raggiungere piazza Verdi, dove si è svolto il comizio conclusivo.
I sindacati hanno detto di attendere risposte dal governo sul progetto Cevital, sugli ammortizzatori sociali, sulla proroga della legge Marzano, sul finanziamento del piano industriale. Secondo i sindacati la politica ha il dovere di governare e dicono “basta” alle inadempienze dell’imprenditore e al tergiversare perché a Piombino è a rischio il polo siderurgico. Sta al governo decidere se si deve staccare la spina al progetto Cevital o continuare a crederci.
I lavoratori chiedono al governo di decidere se staccare la spina al progetto di Issad Rebrab o continuare a crederci. In un modo o nell’altro, dicono i sindacati, Piombino deve tornare a colare acciaio. Da oggi ha cominciato a girare anche il nome di Liberty House, la società di Sanjeev Gupta, che potrebbe sbarcare a Piombino come partner di Cevital nell’ipotesi di un piano B. Ma al momento l’unica buona notizia è che Aferpi ha ottenuto lettere di credito che consentiranno di acquistare la materia prima per far funzionare il treno di laminazione rotaie fino alla fine del 2017, dando continuità a questo settore della produzione. Restano fermi, però, gli altri treni di laminazione, Tmp (treno medio piccolo) e treno vergella.
“Sono fermi ormai da molti mesi, non c’è alcuna prospettiva di ripartenza nell’immediato. In questo modo non si garantisce la continuità produttiva dell’azienda indispensabile per il mantenimento dei contratti di solidarietà”, ha detto Bentivogli della Fim.
I sindacati, insieme alle istituzioni locali, chiedono al governo di intervenire, mettendo alle strette Rebrab.
“Per la nostra area di crisi complessa sono necessarie risposte che vadano dalla proroga per un biennio della legge Marzano per i lavoratori passati in Aferpi, all’elaborazione di ammortizzatori sociali anche per i lavoratori dell’indotto. Queste vertenze sono ferite aperte del nostro territorio. È compito della politica e di chi ha responsabilità di governo affrontarle e risolverle per il bene della comunità e dell’economia del territorio. Rebrab è inadempiente e dovrà il prima possibile rispettare il contratto e l’impegno preso con il nostro territorio e la nostra gente, altrimenti dovremo percorrere altre strade”, ha affermato Massimo Giuliani, sindaco do Piombino.
“Stiamo assistendo oramai da due anni a continui rinvii e ritardi da parte dell’imprenditore algerino. In questa situazione è determinante il ruolo del governo che deve essere garante degli impegni presi con l’accordo di programma e l’atto di cessione a Cevital. La prossima riunione al ministero dello Sviluppo economico prevista per il 27 marzo dovrà essere risolutiva. Se non verranno delle risposte concrete porteremo la vertenza Piombino davanti a palazzo Chigi e chiederemo un incontro al presidente del Consiglio Gentiloni. E’ necessario che, così come per l’Ilva, il governo si impegni a garantire un futuro per Piombino, secondo polo industriale siderurgico del nostro Paese”, ha fatto notare Landini della Fiom.
“Purtroppo Aferpi non è stata ancora convocata e alla richiesta di spiegazioni il ministero non ha ancora dato risposte”, ha concluso Palombella della Uilm.