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26 Novembre 2020

Il Moby Prince come si presentava dopo il rogo (foto d'archivio)

Ennesima beffa per i familiari delle vittime del Moby, respinta a Firenze la causa contro lo Stato


(Marco Ceccarini) Livorno, 15 novembre 2020 – Il tribunale di Firenze ha respinto la causa civile con la richiesta di risarcimento avanzata dai familiari delle vittime del Moby Prince ai danni dello Stato e in particolare contro i ministeri della Difesa e delle Infrastrutture, quest’ultimo subentrato al disciolto ministero della Marina mercantile, per la tragedia avvenuta nel mare di Livorno la sera del 10 aprile 1991 quando, a causa di una collisione con la petroliera Agip Abruzzo, il traghetto Moby Prince prese fuoco provocando la morte di 140 persone e un solo superstite, Alessio Bertrand di Ercolano.

I familiari delle vittime chiedevano l’accertamento di responsabilità dello Stato. La richiesta è stata respinta perché, secondo il Tribunale, ogni responsabilità è caduta in ogni caso in prescrizione.

Avvenuta quasi trent’anni fa, la sciagura del Moby Prince, riconosciuta come la più grande tragedia della marineria civile italiana del dopoguerra, appare oggi come un mistero insoluto e quanto accaduto successivamente a livello giudiziale una grande ingiustizia.

Il Tribunale fiorentino, attraverso il giudice Massimo Donnarumma, ha affermato anche che i risultati della commissione parlamentare d’inchiesta, sui quali si era basata la causa civile, sono da considerarsi una conclusione politica. Secondo il giudice, infatti, le risultanze della commissione istituita dal Parlamento non hanno svelato verità e certezze nuove e hanno espresso solo valutazioni, giudizi ed interpretazioni.

“Grande amarezza ma non ci arrendiamo nemmeno questa volta”, ha commentato Loris Rispoli, presidente del comitato Moby 140 che raduna gran parte dei familiari delle vittime. E Luchino Chessa, presidente dell’altra associazione dei familiari, il Comitato 140, ha affermato: “Siamo feriti ma non ci fermiamo, questa sentenza è inaccettabile”.

I familiari delle vittime erano assistiti dagli avvocati livornesi Stefano Taddia e Paola Bernardo e dai legali milanesi Sabrina Peron e Ugo Milazzo. Il pool difensivo ha avuto il supporto del costituzionalista Paolo Carrozza, recentemente scomparso. L’obiettivo, adesso, è aprire un nuovo processo al tribunale di Livorno. La commissione d’inchiesta ha infatti evidenziato l’esistenza di una possibile intesa, stipulata dopo l’incidente, tra l’allora società Navarma e la società della petroliera Agip per limitare i danni sotto il profilo assicurativo. Un aspetto, questo, dal quale potrebbero scaturire i nuovi elementi necessari alla riapertura del processo.

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