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21 Ottobre 2020

Gli spalti vuoti dello stadio d'Ardenza (foto Amaranta)

Occorre chiarezza e rispetto dei patti


(Marco Ceccarini) Livorno, 8 ottobre 2020 – Se nelle prime due gare di campionato la forza di volontà ha sopperito all’inadeguata preparazione atletica e alla ristretta rosa dei giocatori, a Piacenza tutto ciò non è bastato. Davanti a una squadra non certo eccelsa, ma ben amalgamata, il Livorno si è arreso mostrando per intero la sua fragilità. Prima o poi doveva accadere, dato che non ha svolto una vera preparazione precampionato e dato che la crisi tecnica è acuita dalla forte crisi societaria in atto, anche se va riconosciuto all’allenatore Dal Canto e ad alcuni giocatori, tra cui i veterani Agazzi e Di Gennaro, la volontà di tenere a galla la navicella amaranto.
Sul piano tecnico ed atletico, che la squadra in queste condizioni non regga il ritmo delle partite, è del tutto normale. Così come è normale che, con una rosa numericamente scarna, alcuni giocatori non siano all’altezza della situazione. Il Livorno, oltre che indietro di almeno un mese rispetto rispetto a tutte o quasi le altre contendenti, sta utilizzando diverse riserve e molti giovani in quanto ha sette od otto elementi, tra cui alcuni di provata esperienza come Mazzarani e Maestrelli, che sono in gruppo ma non possono essere utilizzati perché la società non ha ancora presentato la fideiussione che garantisce la possibilità di onorare i contratti dei nuovi giocatori.

In ogni caso, come dicevamo, la crisi tecnica è collegata a quella societaria e da questa è ingigantita, con alcuni soci che si accapigliano tra loro, con ruoli e responsabilità non del tutto chiare, con persone che parlano troppo ed altre che invece parlano troppo poco o addirittura non parlano affatto. D’improvviso, sono riemerse da un passato che sembrava dimenticato, parole come fideiussione, scadenze, penalità, cioè parole che negli ultimi venticinque anni sono state assenti dal vocabolario del calcio amaranto. La conseguenza è che, in questa fase convulsa, occorre dire con chiarezza che ognuno deve assumersi le proprie responsabilità e rispettare gli impegni presi perché Livorno ed i suoi tifosi meritano il rispetto della propria identità sportiva rappresentata in gran parte dalla squadra di calcio del Livorno. Ognuno, in questo senso, deve fare la sua parte, soci vecchi e nuovi, tifosi ed istituzioni, le quali ultime devono vigilare sul buon esito della crisi senza prendere le parti di nessuno.

Sabato prossimo, 10 ottobre, si svolgerà il consiglio di amministrazione della società di via Indipendenza. E’ doveroso, ripetiamo doveroso, che i vari soggetti in campo trovino un punto di incontro e soprattutto diano seguito a quelli che sembrano essere gli accordi presi, ovvero l’aumento di capitale che dovrà servire a far fronte alle spese necessarie alla società amaranto per sopravvivere e alla squadra per proseguire con dignità il campionato. Se questo duplice ma minimale obiettivo non dovesse essere raggiunto, Livorno non farà sconti a nessuno.

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