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8 Dicembre 2022

Paolo Virzì a Venezia 2022 (foto fornita da Nesti)

Siccità, Virzì ha presentato ai Quattro Mori il suo ultimo film


(Donatella Nesti) Livorno, 30 settembre 2022 – La sera del 28 settembre, l’altro ieri sera, è stato presentato al Cinema 4 Mori l’ultimo film di Paolo Virzì ‘Siccità’ presentato fuori concorso all’ultima Mostra del cinema di Venezia. L’ evento è stato apprezzato e seguito dai livornesi che hanno affollato il cinema fin dal pomeriggio per prenotare i biglietti ed il risultato è stato ottimo un sold out come non si vedeva da tempo considerando il calo del pubblico nelle sale negli anni della pandemia. Il film è stato scritto e pensato proprio durante il periodo della pandemia ed ambientato in una Roma ‘distopica’ dove la siccità, gli scarafaggi, hanno creato una epidemia che genera sonno, febbre, allucinazioni fino alla morte aspettando la pioggia che non arriva da tre anni e chissà cosa accadrà quando arriverà. Intervistato sul palco da Emanuele Barresi, Paolo Virzì si è detto emozionato di presentare il suo film ai 4 Mori perché “con i livornesi non si può fingere e sono pronti a mandarti a quel paese se non sei sincero”. Il regista ha raccontato alcuni divertenti aneddoti del suo ‘lockdown’ romano e le riprese fatte da lontano ed in video durante il contagio da covid. Il film è una metafora di una società che ha dimenticato i valori dell’amicizia e della solidarietà arroccata nel tentativo di sopravvivere anche a danno degli altri. Siccità è scritto a otto mani dallo stesso Virzì con Francesca Archibugi, Paolo Giordano e Francesco Piccolo. La siccità che asfissia Roma, con il Tevere inaridito e le blatte pestilenziali ovunque, ci parla dell’aridità dilagante che ha contagiato tutta la società.

“Abbiamo iniziato a fantasticare su un film ambientato tra qualche anno, in un futuro non così distante dal presente”, aveva dichiarato Virzì a Venezia. “Immaginando alcuni racconti da far procedere ciascuno autonomamente, secondo la tecnica del film corale, che man mano scopriamo esser legati l’uno all’altro in un intreccio più grande. Una galleria di personaggi ugualmente innocenti e colpevoli, un’umanità spaventata, affannata, afflitta dall’aridità delle relazioni, malata di vanità, mitomania, rabbia, che attraversa una città dal passato glorioso come Roma, che si sta sgretolando e “muore di sete e di sonno”. Una visione che può sembrare un’allegoria catastrofica, dove anche l’ironia è nerissima, ma attraversata da un sentimento di tenerezza e compassione, da lampi di batticuore e speranza di salvezza. La canzone di Mina “Mi sei scoppiato dentro al cuore”, ascoltata dal violoncellista Filippo nella solitudine di un lutto e che commenta musicalmente la passerella finale del cast, risuona come una preghiera in questo paesaggio di solitudini e di relazioni meschine, provando a dar voce all’insopprimibile desiderio collettivo di consolazione e di amore.” Bravi tutti gli interpreti da Valerio Mastandrea, ex autista di auto blu a Tommaso Ragno nei panni di un egocentrico ex attore mentre sua moglie Elena Lietti si divide tra il lavoro di cassiera e il sex texting clandestino con l’amante. C’è il grande Silvio Orlando che non intende uscire dalla sua ventennale comfort-zone carceraria, Claudia Pandolfi, dottoressa ospedaliera detta “Terminator,” Monica Bellucci, Vinicio Marchioni, Sara Serraiocco, incinta del bodyguard violento Gabriel Montesi, Emanuela Fanelli, rampolla di una spregiudicata famiglia imprenditoriale ed infine Max Tortora, personaggio che riassume tutto il film: è un miserabile ex commerciante di camicie in bancarotta, che vive in auto con il suo cane e si fa pagare la pizza da un immigrato dopo averlo insultato. E’ la metafora di una società ormai sul lastrico e divenuta ostile.

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