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7 Luglio 2022

Aldo Capitini (particolare di foto tratta da Wikipedia)

Viva Capitini


(Marco Ceccarini) Livorno, 24 aprile 2022 – Nel giorno della marcia della pace da Perugia ad Assisi che si svolge oggi, domenica 24 aprile, voglio ricordare Aldo Capitini, filosofo e politico antifascista, educatore e scrittore, il Gandi italiano, uno dei primi in Italia a teorizzare il pensiero nonviolento, che il 24 settembre 1961, nel bel mezzo di una crisi politica e militare fino ad allora senza precedenti dopo la seconda guerra mondiale, con l’umanità a un passo dal baratro della terza guerra planetaria, organizzò il primo corteo nonviolento a favore della pace e della solidarietà tra i popoli proprio da Perugia ad Assisi, utilizzando per la prima volta la bandiera arcobaleno simbolo della pace, poi divenuta patrimonio dell’umanità.

Dopo che dal 17 al 19 aprile di quello stesso 1961 il tentativo di rovesciare il governo di Castro a Cuba da parte dagli Stati Uniti, che avevano fatto sbarcare un gruppo armato di esuli anti-castristi nella famosa baia dei Porci, era fallito, la situazione internazionale era divenuta incandescente ed a partire dal 4 giugno, dopo il fallimento dei negoziati svolti nella neutrale Vienna tra Kennedy e Kruscev, l’Unione Sovietica aveva inviato un ultimatum agli Stati Uniti e ai suoi alleati chiedendo il ritiro delle forze militari occidentali da Berlino Ovest. Dal 9 agosto, poi, era iniziata la costruzione del muro di Berlino da parte della Germania Est.

In quella situazione a dir poco complessa, attraverso uomini come Capitini, ma anche La Pira, don Milani, il prete rosso Gaggero e tanti altri, l’Italia si pose in prima linea per favorire il dialogo e scongiurare la caduta del mondo nell’abisso della guerra nucleare.

Di donne e uomini come Capitini, con in corso una guerra nata per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, oggigiorno ce ne vorrebbero molti. E dovrebbero essere maggiormente ascoltati. Perché non è innalzando il livello dello scontro che si può risolvere una crisi del genere.

Il pianeta è sull’orlo della terza guerra mondiale. La Russia si è messa dalla parte del torto invadendo un altro paese. Ma sarebbe bene che gli Stati Uniti, l’Unione Europea e la Nato, pur comprendendo le loro ragioni, si astenessero dal far salire oltremodo la tensione sul piano militare inviando armi pesanti all’esercito ucraino. Il rischio è che, guidate da un leader, Zelensky, che comprensibilmente in questa situazione non può essere lucido, le popolazioni vengano esposte ad ulteriori attacchi e lutti e l’Ucraina a maggiori drammi e danni sociali ed economici. Potente è il messaggio di pace che papa Francesco, pur tra mille difficoltà, sta affermando con chiarezza. Ma sarebbe bene che a livello politico l’Italia e l’Unione Europea promuovessero negoziati, coinvolgendo la Cina, l’India e tutti gli altri paesi che esprimono una posizione diversa da quella europea e americana, per trovare una soluzione condivisa e costringere Putin e la Russia a concludere le ostilità militari.

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