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26 Settembre 2020

Il percorso aclista verso il Sì al referendum


(Antonio Melani) – Livorno – La settimana scorsa, la Presidenza provinciale delle Acli di Livorno, riunita con vari esponenti dell’Associazione, il contributo del dottor Alessandro Cosimi, coordinatore del Comitato scientifico, e l’apporto dei nostri consulenti giuridici, gli avvocati, Paolo Mascitelli e Matteo Vivoli, ha preso la decisione di indicare il Sì al Referendum Costituzionale del prossimo dicembre. Infatti da tempo abbiamo avviato una serie di riflessioni sulla politica e segnatamente sulla Costituzione, con l’intento di passare dalle emozioni ad una adesione individuale e pensante della politica e della cosa comune e delle conseguenti scelte da operare. Abbiamo riflettuto sulla Costituzione, sulla storia della politica del dopoguerra, sulla capacità amministrativa e ci siamo interrogati sul futuro, posto al centro del nostro pensiero.
Un percorso che coglie le occasioni per riflettere sul passato, osservare il presente, tentare di prevedere il futuro, per partecipare alla vita della comunità in modo maturo e consapevole e per offrire alla comunità il nostro contributo affinché il vedere, prevedere e provvedere del governo della cosa pubblica, sia efficacie e condiviso.
Non corrisponde a verità la frase che di politica ci si disinteressa, “anzi, oggi molti se ne occupano ,ma con rabbia, con risentimento, con vendetta, più per impedire e distruggere, che per costruire, più contro che per”. (Contro le Elezioni, David Van Reybrouck, Feltrinelli).
L’equilibrio tra efficienza e legittimità non si riesce più a trovare in funzione del sospetto che qualunque governo oggi si porta dietro, della non disponibilità ad attendere il tempo della maturazione dei risultati, della rimozione continua dei percorsi precedenti, in una situazione per la quale chi governa è in genere in affanno e chi si oppone maramaldeggia, cosicché si registrano improponibili giravolte e vediamo incredibili compagni di strada.
Dobbiamo favorire la costruzione di una comunità democratica che sia dotata di istituzioni efficienti e partecipate, ma soprattutto istituzioni che decidano. La democrazia si nutre di decisioni, mantenere una comunità senza decisioni, senza soluzioni porta al rifiuto della democrazia e pericolosamente al limite dello Stato di Eccezione.
Obiettivo primario, essenziale, consiste nel combattere lo scadere culturale generale impressionante. L’educazione e l’istruzione del popolo, vanto dell’era repubblicana, in questi ultimi decenni si è trasformata in un mostro che ha prodotto analfabeti dotati di tecnologia, che confondono sentimenti con passioni e desideri con diritti.
E il primo pensiero per questo cammino, è evidente che va alle fondamenta della casa comune, cioè alla Costituzione.
Abbiamo riflettuto su queste tematiche con un percorso lungo e approfondito con l’iniziativa del 31 maggio 2015, con Emiliano Manfredonia e i contributi dei professori Emanuele Rossi e Giorgio Kutufà.
Il 15 novembre scorso analizzammo la vita di un Costituente e ci interrogammo sulla profezia e la politica, e di quanto quel Costituente, Giorgio La Pira, abbia influenzato la vita del suo tempo.
Il 24 giugno, con il contributo del Professor Francesco Dal Canto, del dottor Ugo De Carlo e del dottor Alessandro Cosimi, ci siamo interrogati sul profilo definitivo della riforma. Abbiamo deciso di approfondire queste tematiche per non cadere nella trappola di utilizzare la discussione sulla modifica costituzionale per una operazione politica contingente.
Una riforma costituzionale è destinata a durare nel tempo e non può diventare un tema cui legare il destino politico di un più o meno bravo o antipatico leader, che con rapidità può mutare.
Insomma capire e conoscere per partecipare. Un percorso che facciamo volentieri perché, dicendola con le parole di Jacques Attalì (breve storia del futuro)“A seconda di come ci comporteremo, i nostri figli e i nostri nipoti abiteranno un mondo vivibile e appassionante o passeranno un inferno…”
Dobbiamo rimettere al centro del nostro vivere il senso di futuro, quel senso forte che consentì la costruzione della Carta Costituzionale e la ricostruzione materiale, morale ed economica del Paese dopo la Guerra. Oggi si è, per dirla con le parole del Rabbino capo del Regno Unito, Lord Jonathan Sacks, “troppo concentrati a godersi il presente, per fare un sacrificio per costruire il futuro”. Concentrarci su di noi, sul nostro oggi, solo sui nostri desideri, determina la mancanza di una nuova generazione e la costruzione di una collettività di vecchi, che pone problemi nuovi e prima sconosciuti in termini di welfare e di tenuta sociale, e soprattutto un diffuso atteggiamento di resistenza al nuovo, di paura per il divenire della storia, come avviene quando non si ha più nel proprio orizzonte generazionale il domani.
Parlando della Costituzione tuttavia, non si può non ripensare all’insegnamento di Moro, che ammoniva sulla necessità che questa servisse a costruire la casa comune degli italiani, e cioè una “ democrazia progressiva, una formula di convivenza, priva di dogmi, che comprende ogni forma di socialità convivente, in una forma di autonomia individuale e collettiva, che si sviluppa e cresce con i mutamenti sociali e storici che intervengono nella storia d’Italia”. E quindi intangibile sui principi fondamentali e contemporaneamente dinamica per accogliere il divenire della società, parafrasando Togliatti, il guanto della società italiana.
Perché allora il Sì al Referendum? Con la conferma della prima parte della vigente Costituzione, convince la proposta di una robusta manutenzione della seconda parte. In questo la riforma coglie la necessità dell’eliminazione del bicameralismo perfetto, dell’intraprendere la strada di percorsi legislativi più certi nella loro produzione e nei tempi di attuazione, la direzione del contenimento della decretazione d’urgenza, ed infine irrobustisce i contrappesi di garanzia democratica prevedendo quorum più alti per l’elezione degli organi di massima rappresentanza e garanzia, senza niente aggiungere ai poteri del presidente del consiglio, come invece veniva proposto nelle precedenti proposte. Questa riforma, certamente perfettibile, segna anche un passo importante verso l’affermazione del potere di governo della rappresentanza del popolo, riducendo il potere del partito dei veti e dei vari potentati che cercano di governare i governanti, nonostante i risultati della rappresentanza.
Un esito favorevole del referendum sulla riforma costituzionale, oltre che rafforzare la stabilità del Paese, sia interna che internazionale, certamente non interromperà il percorso riformatore intrapreso, tanto richiesto dal memorabile discorso del secondo insediamento dal Presidente Giorgio Napolitano. Di fronte infatti ad una bocciatura della riforma, certamente si perderebbe questa opportunità per molto tempo vanificando il tanto lavoro fin qui fatto dal Parlamento, e perdendo l’occasione di perfezionare un gradino già costruito. Ed in ultimo ma “per noi particolarmente importante”, la preoccupazione che la vittoria del no dia forza e fiato a movimenti di opinione antieuropei e antieuro che ci preoccupano molto. Tuttavia, le ACLI di Livorno, fanno tesoro delle sensibilità non favorevoli, pur presenti nel movimento, cogliendole come una opportuna ricchezza utile per la costruzione di una comunità plurale come, da sempre, è il movimento cristiano dei lavoratori. Continuando nella nostra missione di formazione del cittadino repubblicano, partecipe e consapevole, approviamo i percorsi di semplificazione istituzionale come necessità di aderire al presente, e un concreto contributo alla comunità, ma indichiamo la necessità dell’incentivo e dello stimolo all’ascolto dei corpi intermedi (Associazioni, Sindacati, Partiti) che consentano e organizzino la partecipazione dei cittadini, con diritti certi e, regolata finalmente per legge, per costruire una trama di democrazia che impedisca la trasformazione del popolo in folla e si eviti soluzioni carismatiche tra il capo e il suo pubblico. Costruire un pensiero lungo che ci permetta di partecipare singolarmente con consapevolezza e con conoscenze precise al dibattito politico. Avere come riferimento il “calciatore musicista”, indicato da Jacques Maritain (1882 – 1973), e cioè un individuo che partecipa al bene comune, cioè il calcio, nella metafora la polis, ma, contemporaneamente, indirizza le sue energie all’arte, alla musica, cioè nella metafora alla salvezza dell’anima, al trascendente amato, proiettando così la comunità verso il futuro.
Antonio Melani è presidente Provinciale della Acli