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30 Novembre 2020

Celebrati al Santuario di Montenero i 70 anni della Madonna Patrona della Toscana


Livorno, 15 maggio. I settant’anni dalla proclamazione della Madonna di Montenero a Patrona della Toscana, da parte di Pio XII, 15 maggio 1947, che la dichiarò Universae Tusciae Padrona, sono stati celebrati questa mattina con la partecipazione di fedeli, autorità religiose, civili e militari. L’offerta tradizionale dell’olio per alimentare la lampada di Maria, quest’anno, è stata offerto dalla diocesi di Pescia, in pellegrinaggio al Santuario, con il vescovo, monsignor Roberto Filippini, ricevuto da padre Luca Giustarini, priore del Santuario. Il vescovo di Livorno Simone Giusti, che non ha perso l’idea di far divenire il Santuario la Loreto della Toscana, ha porto il saluto per la ricorrenza alle autorità e ai fedeli. Hanno partecipato alla celebrazione il presidente dell’assemblea regionale Eugenio Giani, che ha sottolineato come sia sempre viva l’attrazione religiosa della Madonna sui fedeli e sui laici; il sindaco Filippo Nogarin che ha ricordato i legami della città con il colle e la Madonna delle Grazie. Il corteo di autorità e pellegrini, è iniziato dal piazzale Giovanni XXIII e, preceduto dalla Banda dell’Accademia Navale, con al seguito i gonfaloni di Regioni e Comuni, i labari delle associazioni di volontariato e delle arciconfraternite, i figuranti dell’associazione “La Livornina”, è giunto sul sagrato della Basilica. Il cardinale di Firenze, Giuseppe Betori, presidente della Conferenza Episcopale Toscana, ha presieduto la messa solenne, alla quale hanno partecipato i vescovi Toscani. Nell’omelia ha ricordato che l’atteggiamento devozionale non può ridursi al tradizionale segno di devozione che avviene una sola volta l’anno, ma deve tradursi in un quotidiano atteggiamento di chi è consapevole di avere Maria come “modello”. La fiamma che arde perpetua sulla lampada davanti all’effige di Maria per Betori è il desiderio ardente di chi vuole «vivere nella realtà, con uno sguardo sempre attento ai bisogni dell’uomo contemporaneo che ci è accanto, condividendo tutto ciò che il suo cuore desidera. L’andare verso le “periferie”, per recuperare un’immagine cara a Papa Francesco, significa indirizzare tutto se stessi verso l’umanità ferita dell’altro, con quello sguardo che sa inserirsi in quello di Cristo per il peccatore. Non basta tuttavia immergersi nella realtà; il nostro andare deve essere costantemente proiettato su Cristo, su colui che, quando tutto crolla, rimane nella nostra vita non come apparenza, ma come evidenza.